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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 4 - 28 apr 2010
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Rosanna Dassisti

Tecnologia

Raggi infrarossi per restaurare i dipinti murali

L'Università di Verona dispone di una strumentazione innovativa per l'analisi diagnostica dei dipinti murali, in grado di fornire indicazioni sulle tecniche usate per consentire la migliore strategia di conservazione dell'opera. Si tratta di uno spettroscopio a infrarossi specificamente progettato per l'applicazione ai beni culturali, messo a punto dal Laboratorio di analisi diagnostiche non invasive per le opere d'arte antica, moderna e contemporanea (Laniac) dell'ateneo veronese. Senza bisogno di alcun prelievo di campioni, è sufficiente puntare il piccolo spettroscopio verso la parete interessata per ottenere in pochi minuti tutti i dati relativi ai composti chimici presenti nei pigmenti usati dagli artisti.

I ricercatori veneti lo stanno usando per studiare gli affreschi cinquecenteschi della Sala Morone, nel convento di San Bernardino a Verona, nell'ambito di un progetto dei Musei Civici e della locale Soprintendenza, coordinato dalla professoressa Monica Molteni, docente di Storia delle Tecniche Artistiche e del Restauro,

"Si tratta di una delle prime applicazioni al mondo di tale strumento, che si auspica possa arrivare a definire quali parti dei dipinti murali sono dipinte davvero a fresco oppure a secco, con significative implicazioni sulla futura conservazione", spiega Loredana Olivato, direttrice del Laniac.

Come spiegano gli esperti, lo spettroscopio emette un fascio di radiazione infrarossa che si riflette sul dipinto di esso: la radiazione riflessa dalle molecole di pigmento viene raccolta e rivelata dallo strumento, ottenendo uno spettro di assorbimento la cui analisi permette di riconoscere i gruppi molecolari presenti nell'area affrescata considerata.