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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 7 - 22 lug 2015
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Emanuele Guerrini

Socio-economico

Se la scienza dà i numeri

Siamo sempre più abituati a misurare i fenomeni in termini di previsioni, soprattutto in questa fase di 'exit strategy’ dalla crisi. I numeri diventano protagonisti, e produrre stime diventa una tentazione irresistibile per i modellisti e gli analisti, anche se la loro fondatezza è talvolta priva di basi solide. È stato questo il tema dell’incontro 'Significant Digits: Responsible Use of Quantitative Information’, che si è tenuto nei mesi scorsi a Bruxelles. Il workshop, organizzato dal Centro comune di ricerca della Commissione Europea, si è svolto sulla scia della quarta 'Conferenza sull’integrità scientifica'.

Secondo Mario Giampietro dell’Università autonoma di Barcellona, “non sono sbagliati i modelli, ma le ipotesi alla base di quei modelli. Il pericolo maggiore deriva dalle narrative che si scelgono per stabilire cosa è rilevante e cosa non lo è”. Philip Stark, dell’Università di Berkeley, raccomanda di non “generare probabilità dal nulla” e Andrea Saltelli dell’Università di Bergen ammonisce contro le “pratiche perverse che producono previsioni fantasiose, come accade per quelle sull’aumento del crimine causato dal cambiamento climatico nei prossimi decenni”.

Il rischio è costruire modelli paradossali. Un esempio è quello sviluppato nel Regno Unito per la politica dei trasporti, come spiega John Kay, editorialista del Financial Times. “WebTag è un modello di previsione che per produrre stime ha bisogno di informazioni che sono esse stesse stime, come il numero medio di passeggeri per auto fino al 2050. Il problema è che si assume che il comportamento futuro sia simile a quello presente, come se non cambiasse nel tempo”.

Monica Di Fiore

Per saperne di più: - ec.europa.eu/jrc/en/event/conference/use-quantitative-information