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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 6 - 24 giu 2015
ISSN 2037-4801

Focus - Tempo  

Socio-economico

Quella libertà che avvia al lavoro

Si dice che una delle conquiste della società moderna sia il tempo libero, la parte della nostra vita che dedichiamo a noi stessi, agli amici, ai piaceri. L’aggettivo 'libero’ qualifica questo tempo contrapponendolo a quello che di norma dovrebbe essere 'occupato’ dal lavoro. Ma per chi non ha la fortuna di 'timbrare il cartellino’ il concetto finisce per essere concepito come tempo libero forzato. Un dramma che affligge il 13% degli italiani e, in particolare, il 43% dei giovani, secondo recenti studi dell’Istat.

Anche nel comparto della ricerca, settore in cui il Paese sconta una cronica debolezza, questi numeri vengono confermati. La sfida è riuscire a convertire questo tempo forzatamente libero in 'life long learnig’, o apprendimento continuo, utilizzandolo per riqualificarsi. I dati forniti dal Consiglio nazionale universitario indicano, ad esempio, che il numero totale dei fisici tra professori ordinari, professori associati e ricercatori è diminuito da 2.598 unità nel 2008, anno di massimo numero di docenti, a 2077 unità nel 2014, con una previsione di arrivare a 1704 unità nel 2020: un calo del 35%. Quasi il doppio del calo medio in tutti gli altri settori.

“Una nostra ricerca sugli effetti della formazione professionale evidenzia come una lunga permanenza nella condizione di disoccupazione diminuisca la probabilità di un esito occupazionale positivo" osserva Elena Ragazzi dell’Istituto di ricerca sulla crescita economica sostenibile (Ircres) del Cnr. Una buona scelta è intraprendere un percorso finalizzato a mantenere le proprie competenze o ad acquisirne di nuove, dandosi delle linee guida per indirizzare il proprio itinerario di valorizzazione professionale. È opportuno intraprendere percorsi lunghi e strutturati, magari garantiti dalla presenza di uno stage e orientati alla formazione dei profili professionali più richiesti dal mercato". Per cominciare si potrebbero compiere indagini di mercato presso l’ente formatore, per avere chiarimenti sui dati di placement delle annualità precedenti, facendo attenzione ai mestieri di moda, che inevitabilmente si traducono in corsi molto gettonati.

Numerosi enti e istituti si occupano di riqualificazione, offrendo corsi in grado di unire l’apprendimento in aula/laboratorio a un periodo di lavoro presso un’azienda, al termine del ciclo. La loro durata può variare dalle 400 alle 640 ore e possono essere richiesti specifici prerequisiti, quali, titolo di studio o esperienza lavorativa.

“Per aiutare i disoccupati nella loro ricerca sono stati istituiti specifici corsi per il potenziamento delle competenze chiave, cioè quelle conoscenze, abilità e attitudini fondamentali che ogni cittadino dovrebbe possedere per essere in grado di far fronte ai mutamenti e alle esigenze di un mercato in continua evoluzione”, sottolinea Antonio Coviello, economista e ricercatore dell’Istituto di ricerca su innovazione e servizi per lo sviluppo (Iriss) del Cnr di Napoli. “Tra queste il saper comunicare in lingua italiana e inglese anche nei contesti lavorativi, alcuni concetti base di informatica e navigazione in rete, approfondimenti sugli stili di apprendimento e uso della memoria, comportamento civico e sociale con analisi del territorio e approfondimenti sulla situazione demografica e culturale. E, per terminare, un percorso sull'imprenditoria e l'auto-attivazione”.

Approfondire le conoscenze informatiche può essere un aiuto, evidenzia Daniele Archibugi dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Cnr: “In Italia abbiamo ancora oggi una grande scarsità di programmatori, di persone che sappiano elaborare i codici, che possano sostenere le infrastrutture della società dell’informazione. Basta osservare i siti web delle imprese italiane per rendersi conto che c’è un vistoso gap con gli Stati Uniti e i paesi del Nord Europa. È in quel settore che i giovani dovrebbero qualificarsi e ri-qualificarsi”.

Emanuele Grimaldi

Fonte: Daniele Archibugi, Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali, Roma , email daniele.archibugi@cnr.it - Antonio Coviello, Istituto di ricerche sulle attivit terziarie, Napoli , email a.coviello@irat.cnr.it - Elena Ragazzi, Istituto di ricerca sulla crescita economica sostenibile del Cnr di Moncalieri (To), tel. 011/6824930 , email elena.ragazzi@ircres.cnr.it -