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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 1 - 28 gen 2015
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Rosanna Dassisti

Salute

Cento di questi giorni e… in buona salute

Non dipende solo dai geni, la longevità si può 'acquisire’ e può essere accompagnata da una buona salute. Lo evidenziano recenti studi che hanno suscitato l’interesse anche degli studiosi di economia quali Martin Wolf, commentatore del 'Finalcial Times’. Basti pensare infatti che il costo totale annuo della malattia di Alzheimer nel mondo è stimato in 315 miliardi di dollari (259 miliardi di euro), senza considerare altre malattie tipiche dell’età avanzata.

Secondo i dati di uno studio condotto su 188 paesi e pubblicato su 'Lancet’, l’aspettativa di vita nel mondo dal 1990 è cresciuta in media di sei anni (6,6 per le donne e 5,8 per gli uomini), passando da 65,3 anni a 71,5 nel 2013. Entro il 2015 salirà a 85,3 per le donne e 78,1 per gli uomini.

Tali limiti sono stati già superati in Italia e Giappone, due delle cosiddette 'Blue Zones’, cinque aree geografiche in cui le persone raggiungono e superano i 100 anni. Individuate da Gianni Pes dell’Università di Sassari, e Michel Poulain della Tallinn University–Estonian Institute for Population Studies, queste 'oasi della longevità’ sono: Barbagia, la regione sugli altopiani montuosi della Sardegna interna con la più alta concentrazione al mondo di centenari maschi; Ikaria, Isola greca dell’Egeo con uno dei più bassi tassi al mondo di mortalità nella mezza età e di demenza; penisola di Nicoya in Costa Rica dove si registrano le percentuali minime di mortalità nella mezza età e il secondo posto al mondo per la concentrazione di centenari maschi; Loma Linda, California dove gli abitanti vivono 10 anni in più rispetto ai nordamericani; Okinawa, Giappone dove le donne sono la popolazione più longeva del mondo.

Attività fisica quotidiana, buona alimentazione, aria pulita, vita sociale e avere fede in qualcosa sembrano essere i 'segreti’ dei centenari delle cinque 'oasi’. Non dipende, dunque, solo dai geni. Uno studio pubblicato su 'PLos One’, condotto, dalla Stanford University e dall’Università di California, che ha analizzato il genoma di 17 anziani di più di 110 anni (ce ne sono 74 in tutto il mondo), confermerebbe che non esiste alcuna variante genica in grado di assicurare una longevità fuori dal comune. Sono invece le abitudini di vita ad 'accendere’ o 'spegnere’ i geni. La dieta mediterranea, per esempio, è uno 'scudo’ contro malattie cardiovascolari e cancro. Inoltre, uno studio del Brigham and Woman’s Hospital di Boston, che ha preso in esame 4.600 donne sane, dimostra che chi segue la dieta mediterranea presenta una maggiore lunghezza dei telomeri, le sequenze di Dna alle estremità dei cromosomi che sono 'spie’ dell’invecchiamento. I telomeri più corti indicano un’aspettativa di vita inferiore. Fumo, obesità, bevande zuccherate, troppa carne, stress ossidativo e infiammazione accorciamo i telomeri; frutta, verdura, olio di oliva e noci li preservano.