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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 1 - 28 gen 2015
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Rosanna Dassisti

Informatica

Web e tv: da prime time a my time

Secondo indagini Censis, un quarto degli italiani collegati a Internet (24,2%) ha l’abitudine di guardare i programmi dai siti web delle emittenti televisive e il 42,4% li cerca su YouTube per costruirsi i propri palinsesti su misura. Queste percentuali, già considerevoli, aumentano quando si prende in considerazione la popolazione più giovane, salendo rispettivamente al 35,3 e al 56,6% tra gli internauti 14-29enni.

Da qualche anno si assiste a una crisi dei tradizionali sistemi di comunicazione. Il giornalismo cartaceo, nell’arco di un decennio ha visto calare vertiginosamente le vendite, con relativa fuga degli introiti pubblicitari. Stessa sorte è stata annunciata per la tv, che con l’avvento del web ha visto cambiare il modo di produrre ma anche di fruire i contenuti. Oggi, infatti, sul web è possibile trovare contenuti di altissima qualità prodotti con una minima percentuale delle risorse necessarie per una produzione tradizionale destinata alla tv. Anche i comportamenti degli utenti, pertanto, sono cambiati nel tempo.

Secondo l’Ihs Screen Digest, già nel 2012, negli Usa la visione in streaming aveva toccato quota 3,4 miliardi di film e, nel caso di Youtube, 53 dei suoi canali sono stati resi disponibili a pagamento per 0.99 dollari al mese. Il concetto di 'prime time' si è spostato verso il 'my time' e l’uso della tv come contenitore di un’offerta onnicomprensiva sta cambiando in favore del consumo 'on demand'.

Nel 2014 lo streaming ha continuato a crescere inesorabile. Youtube ha lanciato Music Key, un servizio in abbonamento che permette di vedere video musicali senza pubblicità e di fruirli offline con una tariffa fissa minore di 10 euro al mese. Così lo streaming ha superato il downloading. Il primo, sia audio che video, è cresciuto del 95%, sorpassando il secondo che ha raggiunto il 55% dei ricavi del digitale.

Non a caso anche personaggi che con la tv sono diventati ricchi e celebri hanno cominciato a scommettere in prima persona sulla produzione destinata esclusivamente al web. “Perché Megatu.be?”, ha detto l’attore torinese Luca Argentero, al Giffoni Film Festival. “Perché i media tradizionali non sono più in grado di intercettare il gusto del pubblico nativo-digitale e il web non ha ancora trovato una piattaforma in grado di far emergere davvero i tanti giovani talenti che popolano la rete… Coltiviamo creatività emergente. Speriamo di riuscire a diventare presto il punto di riferimento per chi lavora al futuro dell'intrattenimento”.

Roberta Ribera