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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 18 - 10 dic 2014
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Rosanna Dassisti

Socio-economico

La povertà nuoce gravemente alla salute

Un operaio non qualificato vive in media cinque anni meno di un dirigente. Mancanza di beni materiali e di reti di aiuto, lavoro poco qualificato, basso titolo di studio, disoccupazione rendono più fragili i cittadini di ceto sociale inferiore che, in Italia come in Europa, si ammalano di più, guariscono meno, perdono autosufficienza più facilmente. Intervenendo sui meccanismi che generano le disuguaglianze di reddito e istruzione si potrebbero ottenere notevoli miglioramenti di salute: fino al 25% di riduzione della mortalità fra gli uomini e circa il 10% fra le donne.

Sono alcuni dei dati emersi nel corso del convegno 'La salute di tutti, nessuno escluso', promosso a Roma dall'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e delle malattie della povertà (Inmp), struttura del ministero della Salute che garantisce assistenza attraverso un ambulatorio medico polispecialistico e psicologico. Un dato indicativo: gli italiani che ricorrono all'assistenza dell'Inmp sono passati dall'8% del 2008 al 40% di oggi; la quota di stranieri è passata dal 92% al 60%.

“L'Italia rappresenta un vero e proprio modello in Europa e non solo in materia di assistenza sanitaria ai migranti”, ha sottolineato Concetta Mirisola, direttore Inmp. “L'articolo 32 della Costituzione è applicato pienamente e ciò consente di curare nel migliore dei modi anche gli stranieri irregolari, che rappresentano il 52% degli immigrati assistiti”. Nel complesso “i soggetti che si rivolgono all'Inmp presentano prevalentemente patologie cutanee e respiratorie, anche se negli ultimi anni sono aumentate le richieste di supporto psicologico, naturale conseguenza della crisi economica e della perdita del lavoro”.

Nel corso del convegno è stato presentato il libro bianco 'Equità nella salute', nato per iniziativa del Gruppo interregionale Ess-Equità nella salute e nella sanità della commissione Salute delle Regioni, coordinato dalla Regione Piemonte, in accordo con gli obiettivi di contrasto alle diseguaglianze di salute previsti dal Progetto interregionale 2013-15 dell'Inmp. Il volume mostra come i cittadini in condizioni di svantaggio sociale tendano ad ammalarsi di più, a guarire di meno, a perdere più facilmente l'autosufficienza, a essere meno soddisfatti della propria salute e a morire prima. Man mano che si risale lungo la scala sociale questi stessi indicatori di salute migliorano, secondo quello che viene chiamata la “legge del gradiente sociale”. Inoltre, tra gli uomini in Italia, negli anni 2000, si osservano più di cinque anni di svantaggio nella speranza di vita tra chi è rimasto in una posizione di operaio non qualificato rispetto a chi è approdato a quella di dirigente, con aspettative di vita progressivamente crescenti salendo lungo la scala sociale. Il rischio di morire cresce regolarmente con l'abbassarsi del titolo di studio.

Infine, lo studio evidenzia come le disuguaglianze di salute rappresentino un freno allo sviluppo sociale ed economico di un Paese, in quanto presuppongono l'uscita precoce dal mercato del lavoro di individui altrimenti produttivi, un maggior costo a carico del servizio sanitario, delle politiche assistenziali e del welfare e una ragione di minore coesione sociale, il cui impatto è stimato intorno al 10% del Pil. 

E.G.