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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 18 - 10 dic 2014
ISSN 2037-4801

Focus - Notizie dell'anno  

Agroalimentare

Sos olio

L’annata 2014, è stata la peggiore degli ultimi anni per l’olivicoltura, anche se le ragioni che hanno portato al crollo della produzione sono differenti tra il Nord e il Sud del Paese.

'Bactrocera oleae’ è il nome del parassita diffusosi grazie anche all’abbondanza di piogge, tra gli olivicoltori dell’Italia centro-settentrionale. Questa mosca olearia in particolare ha dimezzato la produzione di olio in Toscana e Umbria.

A Follonica, in provincia di Grosseto, un’azienda sperimentale dell’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree (Ivalsa) del Cnr sta seguendo due progetti di innovazione per le imprese agricole, che prevedono l’attivazione di una rete di monitoraggio degli attacchi della mosca e la comunicazione delle migliori strategie di difesa. “I progetti, realizzati nell’ambito delle Dop Chianti Classico e Seggiano in Toscana, hanno consentito, nelle aziende che hanno seguito con accortezza e prontezza le avvertenze, almeno la salvaguardia delle olive presenti”, afferma Claudio Cantini, ricercatore dell’Ivalsa-Cnr responsabile delle attività. 

I forti attacchi della mosca si sono però aggiunti a una già bassa produzione, "rendendo in alcuni casi inutile, in quanto non economica, la difesa” prosegue Cantini. “L’Istituto ha realizzato uno studio individuando i punti deboli ambientali dell'olivicoltura della zona chiantigiana e ha messo a punto una serie di indici bio-climatici che in futuro permetteranno migliori scelte di gestione agronomica”, selezionando le varietà del patrimonio genetico autoctono maggiormente idonee alle diverse zone e fornendo valori medi di contenuti di elementi minerali nelle foglie, in modo da ottimizzare la fertilizzazione”. 

Diversa la situazione al Sud, dove il principale nemico degli olivi secolari è stato il clima, che, in Puglia, ha anche favorito l’attacco della 'Xylella fastidiosa’, il batterio killer che si è aggiunto agli attacchi della mosca. “Non esistono certezze scientifiche sul fatto che Xylella sia responsabile della fitopatia che sta interessando il Salento, è tuttavia evidente che dove c’è la malattia è presente anche il batterio" spiega Donato Boscia, responsabile dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante (Ipsp) del Cnr di Bari. "La Xylella si propaga attraverso un insetto, 'Philaenus spumarius’, che si è rivelato un vettore ad alta efficienza, in grado di infettare il 100% delle piante”, continua il ricercatore dell’Isps-Cnr. “Questo batterio è una novità per l’Europa. Colpisce anche alberi da frutto e piante ornamentali, e le piante, il cui ciclo biologico alterato è visibile dalle chiome imbrunite, sono oggetto di studio di gruppi di ricercatori. I risultati delle prime ricerche fanno sperare che in futuro saremo pronti a gestire quella che al momento si configura come una vera e propria epidemia, ma potrebbero essere necessari anni”.

Questa emergenza fitosanitaria ha allarmato e mobilitato le istituzioni, coinvolte a livello regionale, nazionale e comunitario nella gestione delle problematiche fitopatologiche. “È necessario che l’Unione Europea si faccia carico di quest’emergenza, che sta danneggiando sia il consumatore, per l’ascesa dei prezzi, sia il comparto, di cui l'olivicoltura pugliese rappresenta oltre un terzo della produzione, per non parlare dello stravolgimento paesaggistico”, conclude Boscia.

Alessia Bulla

Fonte: Donato Boscia , Istituto per la protezione sostenibile delle piante, email d.boscia@ba.ivv.cnr.it

Fonte: Claudio Cantini , Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree, Sesto Fiorentino, tel. 0566/52356, email antini@ivalsa.cnr.it