Ultima edizione | Archivio giornali | Archivio tematico | Archivio video

CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 17 - 26 nov 2014
ISSN 2037-4801

Focus - La morte  

Tecnologia

Risplendere in eterno

Immaginiamo lo sconcerto di chi si sente dire: “Ti presento mio marito” mentre chi parla allunga la mano nell’atto di mostrare il diamante al dito. Sbalordimento che è ancor maggiore ricordando di aver partecipato al funerale del defunto e di aver magari sostenuto la vedova in quell’ultimo addio, aspettando la cremazione. È il 'diamante della memoria’, ultimo grido in materia di sepolture alternative, nato dal processo di trasformazione del carbonio presente nelle ceneri.  Ma è realmente possibile riprodurre in laboratorio in tempi così brevi ciò che la natura ha creato nel corso di milioni di anni? “Non solo è possibile, ma i risultati sono anche del tutto analoghi al diamante naturale”,  afferma Francesco Tisato, dell’Istituto per l’energetica e le interfasi (Ieni) del Cnr di Padova.  

L’aspetto più critico è riuscire a ricreare condizioni di temperatura e di pressione molto elevate, quelle che la natura ha soddisfatto nel corso di milioni di anni all’interno della crosta terrestre. “Come prima cosa, si procede all’estrazione del carbonio dalle ceneri del defunto; il residuo, comune grafite, viene poi sottoposto a temperature elevatissime, dell’ordine dei 2.500°C, e a pressioni di circa 60.000 bar”, spiega il ricercatore dello Ieni-Cnr. “Nelle settimane successive gli atomi di carbonio della grafite subiscono un’ulteriore trasformazione, fino ad assumere la struttura a tetraedro, caratteristica del diamante”.

Il costo varia dai 2.500 euro per i diamanti più piccoli, fino a raggiungere i 20.000 per quelli di circa un carato, che richiedono tempi di lavorazione più lunghi, dell’ordine di mesi. Tempi che includono la spedizione delle ceneri in Svizzera, dove si trovano i laboratori specializzati che vengono incaricati dalle agenzie di onoranze funebri.

Ma veniamo al prodotto finale, oggetto di sicura attenzione e valutazione per il suo colore, purezza e carato. “La trasparenza è legata alla purezza del carbonio estratto all’inizio del processo”, continua Tisato, “e a volte si arricchisce di qualche sfumatura sul blu dovuta a piccolissime quantità di altri atomi, ad esempio il boro, che sostituiscono il carbonio nella struttura del cristallo”.

Una forma di sepoltura alternativa che non mancherà di far discutere. Anche se qualcuno potrebbe osservare che un diamante è ... per sempre.

Maria Teresa Orlando

Fonte: Francesco Tisato, Istituto per l'energetica e le interfasi, Padova, tel. 049/8295954 , email tisato@ieni.cnr.it -