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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 16 - 12 nov 2014
ISSN 2037-4801

Focus - Il muro di Berlino  

Socio-economico

Il muro delle diseguaglianze

“Oggi non abbiamo più castelli e città con le mura, come nell’antichità o nel Medioevo, ma abbiamo comunque muri spesso invalicabili, anche se invisibili. Per entrare a far parte del gruppo dei 'fortunati’, di quanti hanno un’occupazione e, dunque, migliori opportunità di vita, oggi si deve spesso scalare una parete o riuscire a trovare un buco, una breccia, una feritoia che consenta di superarla. Questa è una situazione diffusa tra molti giovani in Italia: una barriera spesso insuperabile li separa dal lavoro stabile, contrattualizzato, non precario e saltuario. Se non riescono a trovare il modo per entrare in questo mondo, non resta loro che emigrare in Paesi dove questi ostacoli sono più superabili”.

Così Sergio Benvenuto, dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc) del Cnr di Roma, spiega una barriera che caratterizza la società moderna, venticinque anni dopo la caduta del muro di Berlino: una delle tante ancora esistenti e che segnano la separazione tra i privilegiati e i meno fortunati, come appunto i molti giovani disoccupati.

Non è invece altrettanto diffusa, nella nostra società, la situazione di sofferenza dettata dalla sensazione di reclusione e isolamento. “Oggi pochi, soprattutto tra i giovani, si sentono imprigionati in un luogo chiuso, perché la tecnologia moderna offre mille finestre, da Facebook a Twitter fino alle chat line, che consentono di trovare facilmente 'amici’”, prosegue lo psicanalista. “Ma in questa società, che appare apertissima, un vero muro protegge chi ha tutto – potere, danaro, onori, talvolta anche fama – dalla massa di chi ha poco o niente. Oggi non sono rinchiusi i reietti, come un tempo gli ebrei costretti a vivere nei ghetti: a isolarsi sono i privilegiati, con i quali è difficile entrare in contatto”.

Si tratta di un paradossale rovesciamento, rispetto alla apertura teorizzata dai filosofi del secolo scorso, si pensi a Karl Popper. “La società aperta del Novecento sta portando l’umanità verso crescenti disparità, come attestano gli economisti: chi aveva poco ha sempre meno e chi era già ricco si arricchisce sempre di più. Il muro impalpabile delle diseguaglianze, purtroppo, cresce”.

Jyotsna Alessandra Deswal

Fonte: Sergio Benvenuto, Istituto di scienze e tecnologie della cognizione, Roma , email eu.jou.psy@gmail.com -