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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 15 - 29 ott 2014
ISSN 2037-4801

Vita CNR   a cura di Francesca Gorini

Agroalimentare

Dalla ricerca nuove risorse per l'agricoltura

I cambiamenti climatici che interessano il bacino del Mediterraneo stanno mettendo fortemente a rischio la quantità, la sicurezza e la qualità delle produzioni agricole mediterranee. Da questa considerazione prende spunto il convegno 'Biodiversità e biotecnologie: due risorse per l'agricoltura nel Mediterraneo’, organizzato dal Cnr in collaborazione con il Centre International de Hautes Ètudes Agronomiques Méditerranéennes (Iamb-Ciheam) e Assobiotec, svoltosi lo scorso 10 ottobre a Valenzano (Bari), nell’ambito della seconda edizione della 'European Biotech Week’.

L’evento ha mostrato come l’uso delle moderne biotecnologie consenta una migliore comprensione della biodiversità e contribuisca a individuare caratteristiche di pregio da incorporare nelle future produzioni.

“Spesso la parola biotecnologia è fraintesa, perché erroneamente associata a manipolazioni genetiche non accettate dal grande pubblico”, spiega Domenico Pignone, dell’Istituto di bioscienze e biorisorse (Ibbr) del Cnr di Bari, tra gli organizzatori del convegno. “Tuttavia, la parola significa letteralmente 'utilizzare esseri viventi o loro parti per produrre beni e servizi’: la stessa agricoltura, di fatto, è una biotecnologia, in quanto utilizza le piante per ottenere cibo, bevande, materiali, ma anche ossigeno e servizi come la gestione e fruizione del paesaggio”.

Con riferimento al patrimonio che caratterizza la regione mediterranea, le biotecnologie assumono un ruolo strategico. “Il bacino mediterraneo è ricco di biodiversità di piante agrarie e selvatiche, le stesse specie che hanno contribuito a forgiare il sistema alimentare della 'Dieta mediterranea’, oggi considerato patrimonio dell’umanità”, prosegue il ricercatore. “In questo contesto le biotecnologie mettono a disposizione un vero e proprio 'arsenale di strumenti’, che permette di conoscere e utilizzare le risorse contenute nelle antiche varietà delle piante coltivate o nei loro progenitori selvatici, rappresentando un utile strumento per intensificare in modo sostenibile l’uso delle risorse naturali. Potremmo definire biodiversità e biotecnologie i due pilastri portanti sui quali costruire l’agricoltura mediterranea del futuro”.

Tra gli oratori che si sono alternati nel corso della giornata, Giovanni Giuseppe Vendramin, direttore dell’Ibbr-Cnr e Pignone hanno mostrato come l’uso di appropriati marcatori molecolari possa contribuire alla corretta gestione e utilizzazione delle risorse biologiche agricole e forestali, soprattutto in funzione dell’adattamento ai cambiamenti climatici. Michele Morgante dell’Istituto di genetica applicata dell’Università di Udine e Luigi Cattivelli del Centro di ricerca per la genomica e postgenomica del Cra hanno illustrato il contributo che le nuove tecniche di sequenziamento ad alta produttività possono dare alla comprensione della diversità genetica delle uve e del frumento per lo sviluppo di genotipi con migliorate caratteristiche. Gustavo Gandini dell’Università di Milano e Federico Baruzzi dell’Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Cnr hanno descritto, rispettivamente, le risorse genetiche animali e microbiche e come queste ultime contribuiscano in maniera determinante alla qualità dei nostri cibi.

La giornata si è chiusa con una tavola rotonda che ha visto coinvolti rappresentanti degli enti organizzatori e della Regione Puglia. All’evento ha partecipato anche un gruppo di studenti del corso 'Scienze per la diplomazia’, nell’ambito di un progetto finanziato dalla Cooperazione italiana del ministero per gli Affari esteri, condotto dal Cnr e finalizzato all’alta formazione di ricercatori provenienti da otto diversi paesi dell’area mediterranea. 

Fonte: Domenico Pignone, Istituto di bioscienze e biorisorse del Cnr, tel. 080/5583400 , email domenico.pignone@cnr.it -

Per saperne di più: - www.daa.cnr.it/index.php/it/eventi/1054-interventi-convegno-qbiodiversita-e-biotecnologie-due-risorse-per-lagricoltura-del-mediterraneoq