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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 15 - 29 ott 2014
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Rosanna Dassisti

Agroalimentare

Aspettando l'Expo

Alimentazione, fame nel mondo e uso sostenibile sono i cardini intorno ai quali si è sviluppato l’XI 'Forum internazionale dell’informazione per la salvaguardia della natura’, organizzato a Napoli dall’8 all’11 ottobre dall’associazione di giornalismo ambientale Greenaccord onlus e dal Comune di Napoli.

L’evento pone sul tavolo alcuni argomenti strategici dell’Expo 2015. Alla quattro giorni di relazioni e tavole rotonde hanno preso parte alcuni dei massimi esperti mondiali di agricoltura, nutrizione, tutela degli ecosistemi e molte organizzazioni, quali Fao, Caritas Internationalis, Worldwatch Institute, European Network of Agricultural Journalists e Slow Food.

“ll tema della sicurezza alimentare sarà strategico per il nostro futuro”, ha osservato il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, in una lettera agli organizzatori del convegno. “Nel 2050 si prevede che il pianeta sarà abitato da 9 miliardi di individui. Come garantire cibo sano e sicuro a una popolazione mondiale in costante crescita è la sfida che abbiamo di fronte a noi per i prossimi anni. L’obiettivo fondamentale dell’Esposizione universale sarà quello di generare una discussione che possa contribuire a trovare soluzioni nuove per combattere la fame e garantire maggiore sostenibilità economica, sociale e ambientale ai modelli di sviluppo”.

Un’analisi fatta propria anche dai partecipanti alla tavola rotonda, che hanno sottolineato come l’appuntamento milanese debba essere l’occasione anche per approfondire le possibili soluzioni al problema dello spreco di risorse naturali. “L’uso eccessivo degli imballaggi e le filiere eccessivamente lunghe”, ha osservato Carlo Montalbetti, direttore generale del Consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica, “hanno un impatto ambientale non più sostenibile”.

"L’evento di Milano deve essere l’opportunità per lanciare un nuovo modo di fare agricoltura", ha dichiarato Maria Letizia Cardoni, presidente nazionale Giovani di Coldiretti. “Le filiere agroalimentari devono tornare a considerare il territorio in cui si sviluppano, le comunità che le ospitano e le peculiarità locali”. Esigenza quanto mai sentita in Italia, paese che nel mondo ha il primato delle denominazioni agricole d’origine e dei prodotti di qualità. “Se non puntiamo su questi elementi distintivi rischiamo di danneggiare nel lungo periodo un settore che oggi, nonostante la crisi vale 260 miliardi di euro, è l’unico nel nostro Paese ad avere un tasso di occupazione in crescita e a garantire l’opportunità per molti giovani”.

In agguato però c’è la cementificazione galoppante. Gary Gardner, direttore del prestigioso Worldwatch Institute di Washington ha denunciato: “In due anni la sola California ha perso un’area grande come cinque San Francisco a causa della cementificazione. Eppure è previsto che da qui al 2050 la domanda globale di prodotti agricoli crescerà del 60%, una contraddizione per nulla marginale che rischia di mandare in tilt la vita di intere popolazioni e di minare interi ecosistemi”. Un pericolo doppio, quello della cementificazione, perché va ad aggiungersi a una crescente pressione sul sistema agricolo mondiale. Secondo Gardner servono: interventi per aiutare gli agricoltori a usare le risorse idriche meno e meglio; la riduzione di sprechi di cibo che oggi si aggirano sui 56 kg a testa per anno in Nord America e a 13 chili nell’Africa sub-sahariana; un ripensamento nel settore biocarburanti e, più in generale, un cambiamento di approccio al cibo che non può essere considerato una merce come le altre, ma deve essere riconosciuto come un diritto universale basato su principi etici invalicabili.

Sandra Fiore

Fonte: Marina Valentini, Associazione culturale Greenaccord onlus , email pressofficegreenaccord@gmail.com -