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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 8 - 14 mag 2014
ISSN 2037-4801

Focus - Vacanze  

Ambiente

Alla scoperta delle Caretta caretta

La Caretta caretta è la tartaruga più comune del Mediterraneo e ogni anno la deposizione delle uova lungo le nostre spiagge desta la curiosità di turisti e gente del luogo. Delle aree di nidificazione, dei periodi di avvistamento e dei fattori che minacciano la specie abbiamo parlato con Alessandro Lucchetti, dell’Istituto di scienze marine (Ismar) del Cnr di Ancona e coordinatore del progetto Tartalife per la salvaguardia della Caretta caretta.

“I principali siti di nidificazione si trovano quasi esclusivamente nel Mediterraneo orientale e in particolare a Cipro, in Grecia, in Libia e in Turchia; meno ricche di nidi sono anche alcune zone di Egitto, Israele, Libano, Tunisia e Italia”, spiega Lucchetti. “Nel nostro Paese le Caretta caretta sono a Lampedusa, Linosa e nella Calabria Ionica, lungo la cosiddetta 'Costa dei Gelsomini’, ma è possibile osservarle anche in Puglia e nell’Agrigentino. Gli adulti migrano verso i siti di nidificazione durante la stagione riproduttiva, che avviene tra giugno e fine settembre, con picchi in luglio e agosto”.

Numerosi i fattori ambientali e antropici che minacciano la Caretta caretta: la predazione da parte dei gabbiani ma anche dei cani randagi e dei ratti, la balneazione, il sovraffollamento delle spiagge e l’erosione delle coste. Al fine di preservare la specie dall’estinzione, l’Ismar-Cnr partecipa al progetto Tartalife: “È promosso dalle 15 regioni italiane che si affacciano sul mare”, prosegue il ricercatore dell’ismar-Cnr, “e ha lo scopo di ridurre la mortalità di questa specie e contribuire alla sua conservazione nel Mediterraneo attraverso due sistemi: la riduzione delle catture accidentali delle tartarughe nel corso dell’attività di pesca e la diminuzione della mortalità post-cattura, nel momento in cui le tartarughe vengono liberate dagli attrezzi”. Per raggiungere questi obiettivi sono previste la sperimentazione di modifiche tecniche alle attrezzature da pesca, la formazione dei pescatori e il rafforzamento dei presidii di recupero e primo soccorso.

Anche Andrea De Lucia, dell’Istituto per l’ambiente marino costiero (Iamc) del Cnr di Oristano si occupa di conservazione di specie protette. “Sto dirigendo il CReS (Centro di Recupero del Sinis) che si trova a Oristano, nei locali del Cnr, ed è gestito con l’Area marina protetta del Sinis nell’ambito della 'Rete regionale per la conservazione della fauna marina’”, spiega il ricercatore. “Abbiamo ricoverato e gestito centinaia di esemplari, raccogliendo informazioni sulle maggiori cause di interazione tra uomo e tartarughe. Recentemente abbiamo analizzato, nell’ambito della direttiva europea sulla strategia marina, il contenuto di plastiche ingerite dalle tartarughe nelle acque della Sardegna, evidenziando e quantificando il fenomeno”.

Osservare la schiusa delle uova non è semplice: non è possibile preventivare con certezza in quali giorni i cuccioli usciranno dal loro guscio per dirigersi verso il mare. Inoltre, i volontari di Legambiente e Wwf, al fine di garantire le condizioni idonee alla riproduzione delle tartarughe, presidiano continuamente i siti di nidificazione recintandoli e imponendo la quiete assoluta nelle ore notturne. A Lampedusa però ha sede un Centro di recupero di tartarughe marine del Wwf che ogni anno libera gli esemplari, così da permettere ai turisti di assistere alla messa in mare delle Caretta caretta. Anche in questo caso però non si tratta di un evento stabilito da un calendario preordinato, dipende da diversi fattori ed è opportuno chiedere informazioni ai volontari direttamente sul posto.

Valentina Bauccio

Fonte: Andrea De Lucia, Istituto per l'ambiente marino costiero, TORREGRANDE-ORISTANO , email andrea.delucia@iamc.cnr.it - Alessandro Lucchetti, Istituto di scienze marine, Ancona, tel. 071/2078828 , email alessandro.lucchetti@an.ismar.cnr.it -