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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 6 - 26 mar 2014
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Rosanna Dassisti

Socio-economico

Più laureati, ma 'triennali'

L’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (Anvur) ha presentato per la prima volta il Rapporto biennale sullo stato del sistema universitario e della ricerca in Italia al ministro dell’Istruzione, università e ricerca (Miur), Stefania Giannini, e a una platea di rettori, parlamentari e giornalisti. Lo studio abbraccia il periodo dal 2000 al 2012 e si focalizza sul sistema universitario e della ricerca.

Secondo i dati del rapporto, dal 2009 il finanziamento complessivo del Miur alle università si è ridotto di circa un miliardo. “In Italia si contano 96 università e tutti i nostri corsi sono classificati Isced 5a, ovvero sono a carattere esclusivamente teorico, quindi manca l’offerta professionalizzante che caratterizza gli altri paesi europei”, spiega Roberto Torrini, direttore generale Anvur.

I dati dell’Anagrafe degli studenti degli atenei dicono che dal 1993 al 2012 il numero di laureati in Italia è aumentato, passando dal 7,1 al 22,3%, ma sono pochi gli immatricolati in età matura e sono bassi i tassi di successo. A 15 anni dalla cosiddetta riforma 3+2, che sostituiva la laurea a ciclo unico con corsi triennali e magistrali, “la riforma ha attenuato ma non risolto i problemi”, aggiunge il direttore Anvur. “Si è registrato circa il 30% in più di laureati dopo la riforma, ma di questi solo il 55% si iscrive ai corsi di laurea magistrale”. Preoccupante anche la tempistica: per conseguire la laurea triennale in media gli studenti italiani impiegano 5,1 anni, con un anno di differenza tra Nord e Centro Sud.

Riguardo al settore della ricerca, l’Anvur rileva come i finanziamenti in questo campo siano in Italia tra i più bassi dei paesi industrializzati. “Le risorse pubbliche investite nell’ambito della ricerca sono lo 0,18% in meno rispetto alla media Ocse” continua Torrini. “Sembra una percentuale irrisoria, ma corrisponde a circa tre miliardi di euro, che segnano un profondo gap tra noi e l’Europa”. Questi dati preoccupanti vanno però confrontati con la qualità della ricerca italiana che, al contrario, lascia ben sperare. Infatti, in rapporto alle risorse investite e al numero dei ricercatori, il livello delle pubblicazioni scientifiche è alto.

Il ministro Giannini ha sottolineato che “uno dei principali obiettivi è migliorare l’attrattività del sistema universitario italiano, disegnando percorsi formativi lineari che facilitino l’ingresso degli studenti stranieri ma anche di quelli italiani. Non è possibile che ci siano studenti idonei che non possiedono la borsa di studio”, ha ricordato poi Giannini, concludendo che “un altro importante obiettivo riguarda l’orientamento: gli studenti devono essere in grado di scegliere consapevolmente il proprio percorso di studi”.

V.B.