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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 2 - 24 mar 2010
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Rosanna Dassisti

Galassia 3C279, cavatappi cosmico

Contrariamente a quanto ci si aspettasse, i raggi gamma sprigionati dalla galassie attive non si formano in prossimità del buco nero, ma in una regione distante dove i campi magnetici si avvolgono a 'cavatappi'. Lo si è desunto dalle osservazioni della galassia 3C279, eseguite da circa 250 scienziati, tra cui molti italiani di Inaf, Infn e Asi, che per un anno hanno puntato su di essa 20 telescopi, a terra e nello spazio.

I dati del monitoraggio continuo nelle finestre delle onde radio, delle onde visibili e dei raggi X sono stati poi 'incrociati', per la prima volta, con quelli sui raggi gamma raccolti dal satellite Fermi della Nasa. "Il risultato è stato straordinario. Il campo magnetico avvolto intorno al getto agisce come un cavatappi, strappando le particelle dal buco nero e convogliandole lontano, fino a quando non trovano le condizioni ideali per emettere la radiazione che poi noi riveliamo", spiega Patrizia Caraveo dell'Istituto nazionale di astrofisica (Inaf). "Non ci aspettavamo proprio che l'emissione più energetica delle galassie attive venisse da regioni così distanti dal buco nero. Sarebbe stato ragionevole aspettarsi il contrario".

3C279 è estremamente variabile nell'emissione dei raggi gamma e appartiene a una classe di galassie che gli astrofisici - a confronto di quelle normali, decisamente più 'pigre' - definiscono 'attive', giacché il buco nero centrale accresce materia, trasformandola in energia che poi espelle in due getti popolati da particelle accelerate a velocità vicine a quella della luce. Risultato? Le galassie attive sono molto più brillanti delle altre, ma la loro emissione è molto variabile, come se il motore che le alimenta potesse accendersi e spegnersi. Per capire meglio questo comportamento, gli scienziati si stanno concentrando sui getti.

Per e capire il funzionamento delle galassie attive è necessario seguire i loro 'capricci', sfruttando tutte le finestre di osservazione disponibili: in radio, in ottico, nei raggi X e nei raggi gamma, coordinando il funzionamento di telescopi a terra e strumenti spaziali. Uno sforzo tanto più difficile quanto maggiore è il numero di strumenti.  Mentre il telescopio gamma Fermi osserva continuamente tutto il cielo, gli altri puntano il particolare oggetto che si vuole studiare. Per di più, se si vuole seguire il comportamento di una sorgente giorno e notte occorrono telescopi sparsi sui diversi continenti, con ridondanze che permettano di non creare 'buchi' nel caso un osservatorio sia reso inservibile dal cielo nuvoloso.