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CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 16 - 20 nov 2013
ISSN 2037-4801

Focus - Novantennale Cnr  

Cultura

90 anni fa, tra fascismo e resistenze accademiche

“Gli eventi che dal 1915 al 1923 portano al tentativo di una nuova organizzazione dei rapporti tra ricerca scienza e forze armate, indi all’istituzione del Cnr, vedono in primo piano la figura di Vito Volterra, matematico di fama internazionale e protagonista della politica scientifica dell’Italia liberale”, spiega Giovanni Paoloni, docente di Archivistica generale presso la facoltà di  Filosofia, lettere, scienze umanistiche e studi orientali, dell’Università 'Sapienza' di Roma nel volume Consiglio nazionale delle ricerche. L’impresa scientifica 1923-2013’. “In Italia questa politica di coordinamento e potenziamento della ricerca, però, incontra difficoltà e resistenze, dovute alla diffidenza reciproca tra industriali, militari, mondo accademico e apparati statali chiamati a gestire la produzione di guerra. Nel 1917 l’Italia dà vita all’Ufficio invenzioni e ricerche, organismo omologo a quelli dei paesi alleati, anche se più debole in termini economici e industriali, che s’inserisce nel processo di creazione dell’Irc (International research council). Solo dopo qualche anno, con il decreto del 18 novembre 1923 si costituisce il Cnr, sostenuto economicamente dal governo, sotto la presidenza di Volterra”.

La costituzione dell’Ente composto da personalità scientifiche di alto livello ha lo scopo di attrarre e coordinare gli sforzi dei ricercatori, superando la cronica penuria di mezzi dei laboratori universitari e la loro mancanza di coordinamento e di collegamento. “Il Cnr avrebbe dovuto operare in stretta collaborazione con gli istituti di ricerca facenti capo ai servizi tecnici delle varie amministrazioni statali e con le grandi realtà industriali del Paese” prosegue Paoloni. “Il progetto incontra, però, una forte resistenza da più parti, specialmente nella componente universitaria. L'esito della vicenda indebolisce la posizione di Volterra, già in difficoltà sul piano politico per aver firmato nel 1925 il manifesto antifascista di Croce e aver aderito al gruppo dei senatori di opposizione, il quale viene gradualmente estromesso dal mondo accademico italiano e allontanato dalla presidenza alla scadenza del mandato. Il primo settembre del 1927 viene nominato un nuovo presidente, Guglielmo Marconi che, oltre a rappresentare una personalità di levatura internazionale al pari di Volterra è anche una persona vicina e grata al governo”.

L’impronta politica nell’Ente è molto forte. “Il Duce affida al Cnr la 'fascistizzazione’ della scienza. Rientrano in questa sua visione propagandistica il controllo sull'attività internazionale degli scienziati, la creazione della bibliografia italiana scientifico-tecnica, la diffusione della cultura scientifica e la rivendicazione dei primati nazionali” spiega lo storico. “Il Cnr dovrebbe essere uno strumento di razionalizzazione e di controllo rispetto all'ambiente universitario che il regime considera inconcludente e inaffidabile. La scommessa è quella di potenziare la componente non universitaria del sistema, ovvero l'industria, i servizi tecnici, le nuove amministrazioni parastatali, e di favorire nel mondo accademico i membri più fedeli, usandoli per controllare il resto della comunità. Per quanto riguarda il ruolo in campo economico, Mussolini inquadra esplicitamente il Cnr come l’organismo che deve operare all’unisono con la realtà della nazione e quindi a contatto con industriali, agricoltori, commercianti e amministrazioni”.

Il compito attribuito al Cnr è dunque quello di guidare ricerca, industria e forze armate verso la formazione, di 'un moderno complesso militare-industriale’, come già avvenuto in altri paesi, ma proprio in questo ambito dovrà registrare un sostanziale fallimento. “Il 1936 segna per il Cnr l'inizio di una fase di stasi, determinata dalle tensioni che accompagnano l'evolversi della politica corporativa”, scrive Paoloni. “Marconi cercherà di risolverla accentuando l'autonomia politica del Consiglio, ampliandone il mandato e staccandolo dal ministero. Nel 1937 viene inaugurata la nuova sede del Cnr, costruita nella stessa zona di Roma, adiacente al Policlinico, dove sono già in corso di realizzazione la Città universitaria e l'Istituto di sanità pubblica. Si realizza così un polo scientifico nell'assetto urbano della capitale”.

Di lì a pochi anni la guerra travolgerà il regime e i suoi progetti. La storia del Cnr riprenderà nel dopoguerra, in democrazia.

Claudia Ceccarelli

Fonte: Giovanni Paoloni, 'Il Consiglio Nazionale delle Ricerche: origini e sviluppi di unidea, in 'Consiglio nazionale delle ricerche. Limpresa scientifica 1923-2013, Cnr -