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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 2 - 24 mar 2010
ISSN 2037-4801

Focus  

Tecnologia

In fondo al lago per prevedere le scosse

La parte meridionale del lago di Garda, da Punta San Vigilio alla penisola di Sirmione, è stata scandagliata per una settimana con tecnologie d'avanguardia allo scopo di valutare il rischio sismico nell'area e aggiornare  le conoscenze sulla tettonica in Lombardia. "I grandi bacini lacustri rappresentano un vero e proprio archivio della storia ambientale del territorio", spiega Crescenzo Violante, dell'Istituto per l'ambiente marino costiero (Iamc) del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli "e, grazie alla nostra ricerca, sono state confermate le evidenze di paleo-sismicità già rilevate in aree emerse, anche in una zona considerata a basso rischio sismico come la Lombardia".

È stata utilizzata per la prima volta nel lago di Garda una tecnica d'indagine Multibeam, in grado di restituire ad altissima risoluzione un'immagine del fondo lacustre fino a una profondità di circa 500 metri. Le attrezzature scientifiche sono state installate su una Motovedetta in dotazione alla Guardia Costiera del lago di Garda.

"Da una prima interpretazione dei dati è stato possibile individuare rotture di pendenza lineari che sembrerebbero aver dislocato 'recentemente' il fondo lago", prosegue Violante. "Nel caso in esame la loro origine è con ogni probabilità riconducibile a fenomeni neotettonici, anche se la definizione dell'attività recente di queste strutture può avvenire solo in parte su evidenze morfobatimetriche. Sono necessarie ulteriori indagini geofisiche in grado di accertare l'origine e la corretta collocazione temporale di tali lineamenti che allo stato attuale rappresentano importanti indizi preliminari".

Inoltre, spiega Violante, i dati raccolti hanno permesso di evidenziare tre sottozone in base ai principali caratteri morfologici: "Fondali compresi tra -50 e -3.6 metri, corrispondenti all'alto strutturale di San Vigilio-Sirmione, con irregolarità e deformazioni riconducibili a morfologie glaciali e presenza di campi di 'pockmarks'; un'area di scarpata compresa tra -50 e -200 m circa, interrotta a Nord da una pronunciata depressione con profilo a U e direzione NO-SE;  settori di fondale compresi tra -110 e -226 m a morfologia sub-pianeggiante, degradanti verso Nord e localmente interessati da presenza di 'pockmarks'".

I 'pockmarks' sono depressioni emisferiche di varia dimensione e profondità, la cui formazione è messa in relazione a emissioni fluide di natura gassosa o di acque interstiziali; in alcuni casi possono essere associati a campi di gas. Nel caso in esame, hanno diametro variabile dai 18 ai 200 m, e profondità comprese tra 0.5 e 10 m. Immediatamente a Sud della secca del Vò, si ritrovano allineati a formare depressioni di lunghezza superiore al chilometro. La loro formazione è con ogni probabilità da mettere in relazione alla estesa attività idrotermale che interessa l'area in esame e in particolare la penisola di Sirmione.

L'analisi morfologica preliminare ha inoltre evidenziato la presenza di superfici di abrasione che testimoniano stazionamenti del livello del lago a quote inferiori rispetto all'attuale. In particolare, sono stati individuati due possibili livelli: a 30-35 m e a 3-10 m di profondità, quest'ultimo posizionato alla sommità della secca del Vò e correlabile alla superficie sommersa che circonda la punta di Sirmione.

Maria Teresa Dimitri

Fonte: Crescenzo Violante, Istituto per l'ambiente marino costiero, Napoli', tel. 081/5423847 , email crescenzo.violante@iamc.cnr.it -