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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 13 - 3 ago 2011
ISSN 2037-4801

Focus - Il meglio di... seconda parte  

Ambiente

L'onda anomala, sua altezza

Possono raggiungere altezze di oltre trenta metri e costituire una seria minaccia per qualsiasi tipo di imbarcazione, poiché gli attuali standard di progettazione non tengono esplicitamente conto di questo tipo di eventi. Sono le onde anomale e, secondo le più recenti stime, negli ultimi due decenni del '900 oltre 200 superpetroliere e portacontainer lunghe più di 200 metri sono affondate per le avverse condizioni del mare, in particolare a causa di questi giganteschi flutti.

Ma di cosa si tratta esattamente? "Il termine 'anomala' indica un'onda marina la cui altezza è superiore a 2,2 volte l'altezza significativa delle altre onde al momento dell'osservazione", spiega Mauro Sclavo, dell'Istituto di scienze marine (Ismar) del Cnr di Venezia. "E' una situazione estremamente rara, secondo la teoria classica si verifica solo in un'onda ogni mille".

All'origine di questi episodi eccezionali ci sono essenzialmente tre meccanismi. "Determinante può essere la conformazione del fondale", prosegue Sclavo,  "che, come una lente, concentra le onde in un determinato punto. Tale fenomeno si verifica in aree costiere a profondità limitata e la localizzazione può essere prevista. Importante, in secondo luogo, la presenza di correnti che fanno convergere le onde, aumentandone l'altezza. Il fenomeno è più frequente nelle zone costiere, dove le correnti sono in genere più intense, ma può verificarsi anche in mare aperto, dove possono agire su lunghe distanze, focalizzando l'energia in aree precise. Anche questa situazione può essere prevista, se si conoscono a sufficienza le correnti".

Infine, "c'è un aumento dell'altezza dovuto a effetti non lineari, responsabili delle onde anomale che si verificano in condizioni di mare quasi calmo. Queste ultime non possono essere previste e la loro comprensione costituisce una delle sfide più attuali dell'oceanografia. Attualmente si sta considerando la possibilità di mappare gli oceani in termini di probabilità di 'hot spots', ossia di aree a maggiore incidenza statistica del fenomeno".

Sofisticati radar in grado di ricostruire la superficie del mare su un'area di parecchi chilometri quadrati, posizionati su navi o piattaforme petrolifere, potrebbero permettere di individuare le onde anomale in anticipo e minimizzarne l'impatto.

Giuseppe Di Eugenio

Fonte: Mauro Sclavo, Istituto di scienze marine, Venezia, tel. 041/2404762 , email mauro.sclavo@ismar.cnr.it -