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CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 10 - 12 giu 2013
ISSN 2037-4801

Focus - RiScattiamo la scienza  

Socio-economico

La pesca, la pausa  

'La pausa' è il titolo della fotografia risultata vincitrice nella sezione 'Vita da ricercatore - Habitat e vita' del concorso indetto dal Cnr. Scattata da Marco Faimali, ricercatore dell'Istituto di scienze marine (Ismar) del Cnr di Genova, l'immagine ha 'fermato' uno dei momenti di attesa dei 'tonnaroti' durante una battuta di pesca e campagna di ricerca sulla 'tonnarella' di Camogli, una delle ultime tonnare attive in Italia e ultima in Liguria.

Facce stanche e segnate dalla salsedine si confondono nel grigio di un cielo carico di nuvole. La barca sembra ondeggiare favorendo il riposo dell'equipaggio. Protagonista il silenzio. Unica nota di colore, i sacchi a pelo e le giacche a vento rosse. Ci vuole davvero passione per la ricerca. E amore per il mare.

L'immagine vuole essere un tributo a una tradizione in via di estinzione nel Mediterraneo. "Le 'tonnare' vere e proprie si trovano in Sicilia e Sardegna e sono dedicate esclusivamente alla cattura del tonno che arriva nei nostri mari in primavera dal Nord dell'Oceano Atlantico, attraverso lo Stretto di Gibilterra, per riprodursi in acque più calde", spiega Marco Faimali. "La pesca comincia a maggio e dura circa 45 giorni. Termina di solito con la mattanza, un rito antico quanto crudele, e le reti sono una complessa struttura di 'camere' l'ultima delle quali è chiamata 'camera della morte".

L'impianto di Camogli è chiamato 'tonnarella' non per le sue ridotte dimensioni, ma perché fa una pesca selettiva, catturando diverse specie di pesce pelagico di passaggio: palamite, ricciole, leccie, lampughe, tombarelli e, più raramente, tonni. "A Camogli non si pratica la mattanza, le reti restano in mare da aprile alla fine di settembre e i 'tonnaroti', che da noi si chiamano 'pescou da tonnaea', effettuano tre 'levate' al giorno", racconta il ricercatore. "Da sempre il pesce viene issato sulla barca dai pescatori che tirano su la rete dalla barca mobile, avvicinandosi lentamente alla barca fissa, sulla quale viene caricato il pescato".

Tutto avviene in silenzio. I pescatori si scambiano, solo qualche colorito intercalare se qualcosa va storto.

"Il sistema di pesca praticato in Liguria non è distruttivo e i pescatori hanno sempre la possibilità di liberare le specie protette e quelle di scarso valore commerciale", conclude il ricercatore Cnr. "Esso rappresenta inoltre un potenziale sistema di monitoraggio del grande pesce pelagico del Mediterraneo e la sua salvaguardia viene sostenuta anche dal Cnr, promuovendo studi sulle specie pelagiche che entrano nella 'tonnarella' grazie a innovativi sistemi di osservazione in remoto e favorendo lo sviluppo di nuovi materiali per rendere le reti meno biodeteriorabili".

Rosanna Dassisti

Fonte: Marco Faimali, Istituto di scienze marine, Genova, tel. 010/6475425 , email marco.faimali@ismar.cnr.it -