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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 6 - 27 mar 2013
ISSN 2037-4801

Focus - Pasqua  

Agroalimentare

Gli 'stravizi' delle feste

La Pasqua è indissolubilmente legata alle tradizioni gastronomiche, molte delle quali hanno diversa provenienza: ebraica, cristiana, pagana. Piatti come l'agnello e le uova sono diffusi un po' ovunque in Italia, molte altre tipicità invece differenziano una regione dall'altra e talvolta addirittura un comune dal confinante, determinando perfino 'conflitti' per l'attribuzione della paternità delle ricette. Sulle tavole della Val d'Aosta, ad esempio, campeggia la 'Crescia', una pizza al formaggio accompagnata da salame. L'Emilia Romagna si divide tra chi, come gli emiliani, non può rinunciare ai 'Cappellini in brodo' e chi invece, come i romagnoli, predilige la 'Focaccia di Bagno di Romagna', un dolce a base di farina, uova, zucchero e bucce d'arancia, caratterizzata dall'assenza di lievito.

Dal Nord al Sud i piatti tipici sono innumerevoli. Ma cosa può comportare lo stravolgimento del proprio regime alimentare nel periodo pasquale? "La Pasqua è una festività che porta a rivoluzionare, anche se per pochi giorni, la propria dieta", afferma Rosalba Giacco dell'Istituto di scienze dell'alimentazione (Isa) del Cnr di Avellino. "Non esistono comunque ricette migliori di altre, ma sono da preferire quelle che presentano un giusto equilibrio tra carboidrati e fibre, come la 'Schiacciata di Pasqua', un dolce povero di grassi, tipico della tradizione contadina toscana, rispetto a cibi che hanno un alto contenuto di grassi, come quelli a base di formaggi" come il 'Fiadone' abruzzese, una torta ripiena di formaggi e uova, diffusa anche nel molisano con alcune varianti, o il 'Casatiello' campano, un rustico anch'esso a base di formaggi, uova sode e salumi di difficile digestione. Il loro consumo, se limitato al solo periodo festivo, non influisce sull'organismo, a patto però che si assumano con moderazione". 

Le tradizioni e il modo di affrontare le festività si è però modificato rispetto al passato. "Qualche tempo fa, il regime alimentare degli italiani era parco e le feste costituivano un'occasione attesa per poter assaggiare pietanze che durante il resto dell'anno pochi potevano permettersi", prosegue Giacco. "La carne consumata a Pasqua, ad esempio, era un alimento che pochi potevano mangiare durante il resto dell'anno. Le parsimoniose abitudini alimentari permettevano all'organismo di non risentire dell'eccesso di cibo tipico delle feste, oggi invece si consumano spesso pasti abbondanti a base di cibi non salutari. Il consiglio non è quindi di rinunciare a cibi come la 'Torta pasqualina' ligure, a base di pasta sfoglia ripiena di bietole, latte o ricotta e uova sode o ad altri piatti tipici, ma di seguire dopo le feste una dieta sana e leggera, prediligendo frutta e verdura e praticando una costante attività fisica".

Matteo Tombolato

Fonte: Rosalba Giacco , Istituto di scienza dell'alimentazione, Avellino, tel. 0825/299341, email rgiacco@isa.cnr.it