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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 5 - 13 mar 2013
ISSN 2037-4801

Vita CNR   a cura di Francesca Gorini

Cultura

Questi primati hanno tatto!

Per stabilizzare le noci che deve rompere per nutrirsi, il cebo si aiuta non solo con la vista ma anche con il tatto, rendendo l'uso di strumenti più efficiente. Lo dimostra un recente studio condotto dall'Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc) del Cnr di Roma e dall'University of Georgia di Athens negli Stati Uniti, pubblicato su PlosOne.

"Avevamo già dimostrato alcuni anni fa che i cebi selvatici sono capaci di usare incudini e percussori per rompere noci di palma dal guscio durissimo. Ora, per scoprire le chiavi del loro successo, abbiamo indagato le attività che precedono l'uso degli strumenti", spiega Elisabetta Visalberghi, primatologa dell'Istc-Cnr.

I ricercatori hanno videoregistrato cebi adulti mentre utilizzavano un sasso per rompere il guscio di noci di palma sopra un'incudine di legno. "Dato che ciascuna noce è diversa dall'altra per dimensione e forma, e che l'efficacia di ciascun colpo dipende dal grado di stabilità della noce, è necessaria un'elaborata strategia di posizionamento", prosegue la ricercatrice. "Osservando i cebi 'al lavoro' si è scoperto che battono la noce sull'incudine una o più volte e sempre con estrema leggerezza; poi, quando è stabile, la lasciano e solo allora prendono il sasso per colpirla. La stabilità della noce non si basa sulla vista ma sul feedback percettivo che proviene dal tatto quando danno colpetti con la noce sull'incudine".

Le scimmie poggiavano la noce con la parte bombata sull'asse verticale. In questo modo, la noce ha maggiore stabilità e non rotolava.

Gli scienziati hanno poi chiesto a persone bendate di posizionare la noce sull'incudine, come se dovessero aprirla con un sasso. "Come le scimmie, anche i soggetti umani hanno usato il tatto per stabilizzare le noci sull'incudine, posizionando la parte bombata sull'asse verticale", conclude Visalberghi. "Noi siamo molto bravi nel regolare le nostre azioni sulla base di ciò che percepiamo quando agiamo sull'ambiente, ma è importante evidenziare che altre specie possono fare altrettanto. Questa strategia di posizionamento, che non richiede particolari doti intellettive, rende l'uso di strumenti, già cognitivamente molto complesso, ancora più efficiente".

Anna Capasso

Fonte: Elisabetta Visalberghi, Istituto di scienze e tecnologie della cognizione, Roma, tel. 06/49936418 , email elisabetta.visalberghi@istc.cnr.it -

Per saperne di più: - http://ethocebus.org