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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 3 - 13 feb 2013
ISSN 2037-4801

Focus - San Valentino  

Cultura

Quando il 14 febbraio si festeggiavano i Lupercalia  

La festa del Santo protettore degli innamorati, dei matrimoni e dei bambini cade in un momento cruciale del ciclo agricolo e pastorizio, tra la fine dell'inverno e l'inizio della primavera, come indicato dai detti popolari "Per san Valentino fiorisce lo spino" o "Per san Valentino la primavera sta vicino". "All'origine della festa degli innamorati c'è però la riconversione di uno dei più importanti e arcaici rituali dell'antica Roma", spiega Luigi Piccardi, ricercatore dell'Istituto di geoscienze e georisorse (Igg) del Consiglio nazionale delle ricerche di Firenze, appassionato di miti e leggende.

Febrarius chiudeva l'anno religioso e segnava il passaggio dalla stagione invernale a quella primaverile e corrispondeva, nel calendario romano basato sui cicli lunari, alla fine dell'anno vecchio e all'inizio del nuovo. "Per tutto il mese si celebravano rituali di purificazione, fertilità e rinascita e venivano venerati i defunti e gli dei inferi. Februo, patrono del mese e dio delle purificazioni, era infatti assimilato a Dis Pater, il Plutone dei Latini e signore dell'Ade. Al suo fianco c'era la dea Febris o Febbre, madre di Marte, invocata anche come Iuno Februata (Giunone purificata) in quanto deputata a presiedere ai riti di purificazione delle donne dopo il parto", prosegue il ricercatore.

L'intero ciclo delle festività funerarie e di purificazione andava dal 13 (con i Parentalia) al 23 (con i Terminalia), ma raggiungeva il suo culmine fra il 13 e il 15 (plenilunio delle idi di febbraio), in particolare con i 'Lupercalia', uno dei più antichi rituali romani, celebrati in onore di Fauno Luperco, dio delle selve e della fertilità, protettore del raccolto e delle greggi identificato sia con il lupo sacro a Marte, sia con il caprone simbolo di Fauno e assimilato al dio Pan dei greci. 

"Questi riti, inizialmente pastorali e rivolti alle greggi, in seguito si estesero alla purificazione della popolazione e della città Palatina, includendo anche i riti di fondazione della stessa Roma, con la celebrazione dell'allattamento dei gemelli Romolo e Remo da parte della Lupa. In quanto antenati protettivi, il loro culto si inquadrava nei riti funerari di febbraio", aggiunge Piccardi. Nel giorno dei Lupercalia faceva irruzione il caos degli spiriti della natura selvaggia di Fauno e la fertilità veniva celebrata nello stile sfrenato del dio Pan. Il rito si apriva col sacrificio di capre e, forse, di un cane.

"Ogni anno, due nuovi sacerdoti venivano segnati con il sangue del sacrificio e poi puliti con un panno di lana bagnato nel latte di capra (simbolo di morte e rinascita)", continua il ricercatore. "In seguito tutti i Luperci correvano intorno al Palatino in un rito purificatorio del luogo, brandendo strisce delle pelli delle capre sacrificate e frustando con queste chiunque incontrassero. Ciò aveva la funzione di stimolare la fertilità della terra e delle donne e di facilitare il parto".

Questi ultimi rituali pagani rimasero in vigore fino alla fine del V secolo, quando Papa Gelasio I scrisse al Senato per chiederne l'abolizione. "L'importante data delle Idi di febbraio non ha cessato di evolversi", conclude Piccardi. "Con l'inclusione nel 1980 dei santi Cirillo e Metodio fra i compatroni di Europa, il nuovo calendario liturgico generale al 14 febbraio ha anteposto questi due santi, evangelizzatori degli slavi, a san Valentino, retrocedendo di fatto il patrono degli innamorati".

Silvia Mattoni

Fonte: Luigi Piccardi , Istituto di geoscienze e georisorse, Firenze, tel. 055/2757514, email luigi.piccardi@gmail.com