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CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 16 - 17 ott 2012
ISSN 2037-4801

Vita CNR   a cura di Francesca Gorini

Socio-economico

Per un cibo che non faccia male a nessuno

'Buono da mangiare' non solo dal punto di vista del gusto, ma anche perché prodotto evitando la sofferenza degli animali allevati per finire sulle nostre tavole. E riconoscibile attraverso un marchio 'etico'. È quanto prospetta il Comitato nazionale della bioetica (Cnb) in un parere emesso a fine settembre e redatto da un gruppo di lavoro coordinato da Luisella Battaglia e da Cinzia Caporale dell'Istituto di studi giuridici internazionali (Isgi) del Cnr con la collaborazione di esperti tra cui il presidente del Comitato per la bioetica veterinaria Pasqualino Santori.

"Il Cnb ha sempre manifestato attenzione per la questione etica della tutela del benessere animale nei differenti contesti di vita e di utilizzazione da parte dell'uomo", spiega Caporale. Si legge nel documento: "Conoscere è il passo decisivo per l'assunzione di una responsabilità etica verso gli animali da parte dei consumatori: ferma restando la centralità degli interessi alimentari umani, o anche meramente economici, un consumatore consapevole è in qualche modo moralmente corresponsabile della sostenibilità etica del processo di produzione, unitamente agli attori diretti della filiera".

L''etica della biocultura' non può ammettere forme di produzione industriale "che penalizzano sensibilmente la qualità di vita degli animali". E "un consumatore consapevole non può dirsi innocente rispetto alla sofferenza evitabile", prosegue la bioeticista, "inoltre, proprio in tempo di crisi vanno sviluppati mercati paralleli e prodotti innovativi: la bioetica per l'economia è uno strumento insolito ma realistico per scelte moralmente consapevoli e per la valorizzazione della produzione nazionale".

Nel documento rientrano anche alcune raccomandazioni tese a promuovere una cultura di impresa improntata alla responsabilità, tra le quali l'adozione di un sistema specifico di etichettature per attività produttive e zootecniche basate su standard di eccellenza rispetto al benessere animale; il rispetto del diritto dei consumatori di conoscere il processo produttivo anche attraverso specifiche campagne di informazione e sensibilizzazione; l'avvio di una rete europea di centri di riferimento per la protezione e il benessere degli animali; il potenziamento della ricerca scientifica in materia; la valorizzazione del ruolo del veterinario nel valutare le condizioni di vita e salute degli animali; una formazione professionale del personale addetto.

"Occorre pervenire a una valutazione globale che esamini il problema alla luce di un più ampio e lungimirante concetto di vantaggio per la società nel suo complesso, compreso quello del mondo produttivo, nel rispetto della salute umana, del benessere degli animali e della sostenibilità ambientale", conclude Caporale.

Fonte: Cinzia Caporale, Istituto di studi giuridici internazionali, Roma , email cinzia.caporale@cnr.it -