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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 16 - 17 ott 2012
ISSN 2037-4801

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Tecnologia

Un bosone da podio  

Dal sondaggio sottoposto dall'Ufficio stampa del Cnr al pubblico della manifestazione 'Light', svoltasi a Roma presso il Planetario lo scorso 28 settembre, la notizia riguardante la scoperta al Cern (Centro europeo per la ricerca nucleare) di Ginevra del bosone di Higgs, la cosiddetta 'particella di Dio', si colloca al primo posto tra le 20 in gara. "Il risultato non stupisce", commenta il fisico Valerio Rossi Albertini dell'Istituto di struttura della materia (Ism) del Cnr. "La notizia che i colleghi svizzeri hanno annunciato è di quelle che scavano una trincea tra il 'prima' e il 'dopo' nella storia del pensiero scientifico".

La ricerca del sospirato bosone è iniziata negli anni Sessanta, in seguito alla sua teorizzazione da parte del fisico inglese Peter Higgs, e si è protratta per oltre 40 anni, fino allo scorso 4 luglio, quando il Cern ha annunciato l'individuazione di una particella compatibile con il bosone di Higgs. Una particella gravata di grandi 'responsabilità', giacché, se la sua identità venisse avvalorata, verrebbe confermato anche il cosiddetto 'modello standard', la teoria che spiega la materia costitutiva dell'universo, almeno di quella parte a noi nota.

"La materia dell'universo è formata da particelle elementari, componenti fondamentali che, come mattoncini da costruzione, compongono ciò che ci circonda", precisa Rossi Albertini. "La teoria che spiega natura, forma e comportamento di questi mattoncini è, appunto, il 'modello standard'. Tuttavia, le particelle elementari sono incorporee, leggere come gusci vuoti: sono cioè sprovviste di massa. Ma la massa è una proprietà essenziale e imprescindibile: è grazie a essa che avviene l'attrazione reciproca degli oggetti e che la materia cosmica si aggrega in sistemi planetari, galassie, nebulose negli spazi siderali. Si pone allora un dilemma: accantonare una teoria che, sotto ogni altro aspetto, appare perfetta, oppure accettare che la teoria sia corretta, ma incompleta?".

È qui che fanno il loro ingresso Higgs e il suo famoso bosone: lo scienziato britannico ritiene infatti che "la cosa migliore da fare sia tenersi per valido ciò che abbiamo ipotizzato ma aggiungere un altro ingrediente: l'esistenza di una particella dotata di massa, che riempia tutte le altre e che conferisca loro la concretezza e la solidità mancanti", prosegue il ricercatore dell'Ism-Cnr.

Grazie al Large Hadron Collider (Lhc), l'acceleratore di particelle del Cern, è stato possibile dimostrare la correttezza dell'ipotesi di Higgs, scagliando, nell'anello che corre per 27 km sotto la frontiera tra Svizzera e Francia, particelle leggere una contro l'altra, per produrne di più pesanti. Ciò è stato possibile grazie agli esperimenti Atlas e Cms, coordinati dai fisici italiani Fabiola Gianotti e Guido Tonelli. Con tali esperimenti si è raggiunta l'energia massima mai toccata di 8.000 miliardi di elettronvolt (8 TrV) ed esaminando i dati acquisiti, il Cern è arrivato ad annunciare la scoperta di una particella compatibile con il bosone ddi Higgs la cui massa risulta intorno ai 126 GeV per l'esperimento Atlas e ontorno ai 125, 3GeV per il Cms. Resta però ora da verificare se il bosone sia o meno come lo immaginava lo studioso.

Una scoperta, dunque, determinante dal punto di vista teorico e sperimentale, diffusa in maniera significativa dai mezzi di comunicazione che, in modo febbrile, hanno seguito gli sviluppi dei numerosi esperimenti condotti. "L'attenzione mediatica che è stata rivolta all'individuazione della 'particella di Dio' è di gran lunga superiore a quella riservata a ogni altra scoperta scientifica recente", conclude Rossi Albertini. "Anche il timore sulla possibile creazione di un 'mini buco nero' che avrebbe potuto inghiottire il mondo intero che ha accompagnato l'avvio degli esperimenti, ha inevitabilmente acceso fantasie, suscitando un interesse spasmodico su una linea di ricerca che ha effettivamente prodotto un risultato sensazionale".

Federica Costanzo

Fonte: Valerio Rossi Albertini, Istituto di struttura della materia, Roma, tel. 06/49934146,- 4176 , email valerio.rossi@artov.ism.cnr.it -