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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 0 - 14 gen 2009
ISSN 2037-4801

Focus  

Socio-economico

La crisi? Meno ‘nera‘ ma più diffusa

Il peggio è passato, annunciano alcuni titoli di giornale parlando della crisi economica e finanziaria globale, eppure le previsioni che stanno accompagnando questo inizio di autunno da parte di chi è abituato a leggere numeri e tabelle e a interpretarne il significato fanno riflettere su cosa realisticamente potremo aspettarci nei prossimi mesi.
Parola dell'Istituto di ricerca sull'impresa e lo sviluppo (Ceris), del Cnr, che, a margine del recente seminario organizzato dal Centro Studi di Confindustria e finalizzato a presentare le previsioni economiche per il 2010, indica alcune delle conseguenze forse meno 'leggibili' ma dall'effetto immediato derivanti dalla situazione economica di stallo che l'intero Paese sta vivendo.
"La crisi persiste e attualmente non c'è nessun indicatore che faccia presagire una reale ripresa", commenta Giampaolo Vitali, del Ceris-Cnr, responsabile della linea di ricerca dedicata a Imprese e sviluppo locale. "E' vero che il settore finanziario, da cui tutto ha avuto inizio, ha superato il momento peggiore; ora però siamo arrivati a quella 'sfasatura' per cui la crisi trasferirà i suoi effetti su chi produce, e quindi su chi consuma. Per questo adesso viene il momento più duro per le imprese, per le famiglie e per i lavoratori, anche se con significative differenze tra regione e regione e anche relativamente ai settori".
Il calo di ordini e di fatturato continuerà a colpire in prima battuta beni di investimento e i cosiddetti beni di consumo durevoli, dalle automobili agli elettrodomesti cui l'Italia è leader a livello internazionale, ma ne potrei citare molti altri", aggiunge Vitali. "Per questo è prevedibile che la crisi avrà effetti più duri nelle regioni tradizionalmente più solide a livello industriale: Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, parte del Nordovest, anche per le conseguenze sull'indotto che i vari distretti hanno saputo generare".
Se le imprese non producono, infatti, va da sé che a farne le spese è l'intera collettività, costretta a fare i conti con un aumento di disoccupazione, precariato e cassa integrazione, e con un impoverimento generale che inevitabilmente porta a una contrazione dei consumi a tutti i livelli, con ripercussioni anche sul settore del terziario. "In economia ci sono scuole di pensiero che sostengono che le crisi sono 'mali necessari' perché solo tramite esse è possibile operare una 'selezione naturale' delle imprese più deboli", conclude il ricercatore del Ceris-Cnr. "D'accordo o meno, non si può tralasciare di valutare anche l'impatto sociale che i momenti di recessione determinano, i cui effetti sono spesso destinati a prolungarsi anche al di là dell'auspicata ripresa".

Francesca Gorini

Fonte: Giampaolo Vitali, Istituto di ricerca sull'impresa e lo sviluppo del Cnr, Torino, tel. 011/6824932, email g.vitali@ceris.cnr.it