Ultima edizione | Archivio giornali | Archivio tematico | Archivio video

CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 7 - 18 apr 2012
ISSN 2037-4801

Focus - Cambiamenti  

Socio-economico

Work in progress

Elemento fondante della nostra Repubblica, come ci ricorda il primo articolo della Costituzione, il lavoro ha subito nel tempo numerose trasformazioni, che di recente hanno conosciuto una netta accelerazione. "Dalla fine della Seconda guerra mondiale alla recessione degli anni '70", ricorda Andrea Filippetti, ricercatore dell'Istituto di di studi sui sistemi regionali, federali e sulle autonomie 'Massimo Severo Giannini' (Issirfa) del Cnr e presso la School of Business, Economics and Informatics della Birkbeck University of London, "si assiste alla diffusione del sistema di lavoro fordista-taylorista, che prevedeva la realizzazione di beni per un consumo di massa, un'organizzazione del lavoro altamente programmata e sequenziale e l'impiego massiccio nel settore manifatturiero".

Durante le recessioni degli anni '70, dovute anche alle due crisi petrolifere, il sistema però si è dovuto confrontare con lo sviluppo dei servizi. "Nei paesi occidentali, secondo dati Ocse relativi al periodo 1970-2009, in media la quota di impiegati nel settore delle manifatture si è ridotta del 41%, con punte più elevate negli Stati Uniti (-60%) e Gran Bretagna (-62%), mentre in Italia è diminuita del 30%", continua il ricercatore. "Tra il 1995 e il 2005 Messico e Turchia sono stati i paesi che hanno investito maggiormente nel manifatturiero. Al contrario, nel terziario si registrano incrementi di occupazione in tutti i paesi Ocse".

"Tre fenomeni hanno profondamente cambiato il mondo del lavoro", spiega Filippetti, "i sistemi di produzione flessibili (la lean production e il 'just in time'); i computer, le macchine a controllo numerico, le tecnologie della comunicazione e dell'informazione e l'intensificarsi della globalizzazione".

Questi cambiamenti dei processi lavorativi e delle economie avanzate, hanno favorito, a partire dagli anni '80, la deregolamentazione del mercato del lavoro, per effetto della delocalizzazione delle imprese dei paesi avanzati verso quelli dall'economia emergente che offrono riduzione delle spese di produzione, disponibilità di manodopera a basso costo e di materie prime in loco.

"Alla delocalizzazione si accompagna un periodo di intensi cambiamenti tecnologici e organizzativi che obbligano le imprese, soprattutto nei paesi industrializzati, a richiedere ai lavoratori elevate capacità e competenze specifiche" precisa Filippetti. "Tale logica crea un gap tra quanti sono in possesso di tali requisiti e chi ha solo competenze di base ed è facilmente 'sostituibile' con macchinari o con manodopera a basso costo nei paesi emergenti".

Ma come incide su questo processo la crisi economica in atto? "Inoltre, i lavoratori devono adeguarsi a un mercato che richiede loro sempre elevati standard di adattabilità. Dagli anni '80 si assiste nella maggior parte dei paesi avanzati a un processo di riforme volte a garantire alle imprese un più alto grado di flessibilità. "I soggetti più colpiti", conclude Filippetti, "appartengono alla fascia compresa tra i 14 e i 25 anni, hanno competenze di base e vengono assunti con contratti a tempo determinato".

Antonietta Lorenzetti

Fonte: Andrea Filippetti, Istituto di studi sui sistemi regionali federali e sulle autonomie "Massimo Severo Giannini", Roma, tel. 06/49937704 , email a.filippetti@irpps.cnr.it -