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Scoperta una faglia nel Golfo di Cadice

di Cecilia Migali

Quando un terremoto ha il suo epicentro in mare, lo scatenarsi di uno tsunami è una possibile conseguenza. E' quello che già avvenne nel 1755 nel Golfo di Cadice, insenatura dell'oceano Atlantico ad alto rischio sismico, dove si generò un maremoto che investì la parte bassa di Lisbona, già colpita da un tremendo terremoto

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Quando un terremoto ha il suo epicentro in mare, lo scatenarsi di uno tsunami è una possibile conseguenza. E' quello che già avvenne nel 1755 nel Golfo di Cadice, insenatura dell'oceano Atlantico ad alto rischio sismico, dove si generò un maremoto che investì la parte bassa di Lisbona, già colpita da un tremendo terremoto.
Proprio nel Golfo di Cadice, un gruppo di ricerca europeo coordinato da Nevio Zitellini, dell'Istituto di scienze marine (Ismar) del Cnr di Bologna, ha appena scoperto una nuova faglia, grande la metà della nota faglia di San Andreas, in California.
La ricerca del Cnr è stata da poco pubblicata su 'Earth and Planetary Science Letters', e apre nuove prospettive non solo per lo studio dell'assetto geologico dei fondali oceanici, ma anche per la realizzazione di sistemi di previsione e allerta sempre più accurati.
"L'indagine batimetrica che abbiamo condotto nel Golfo di Cadice", spiega Zitellini, "ci ha permesso di ottenere un'immagine ad altissima risoluzione del fondo dell'oceano Atlantico, che ha evidenziato un nuovo limite di placca crostale, una porzione del confine tra Africa ed Eurasia che ancora non conoscevamo. Ad attirare la nostra attenzione durante la campagna batimetrica è stata una serie di collinette allineate, al di sotto della quale abbiamo scoperto una sequenza di fratture che compongono un sistema di faglie largo cinque chilometri e lungo più di seicento, pari alla metà della lunghezza della faglia di San Andreas".
Una scoperta di vasta portata, dunque, dalle notevoli implicazioni pratiche. "L'identificazione di questi limiti", precisa il ricercatore dell'Ismar-Cnr, "è di cruciale importanza, dato che la maggior parte delle sorgenti di terremoto è localizzata proprio lungo questi confini. Un limite tra due placche è una banda, più o meno larga, composta da una quantità di fratture. In molti casi, queste strisce non sono immediatamente visibili, ma coperte da masse di sedimenti o di rocce, oppure nascoste in mezzo ad altre faglie, non sempre ad essa collegate: trovarle richiede esperienza ed equipaggiamenti appropriati".
Grazie a questa scoperta, ora sarà possibile posizionare in fondo all'oceano Atlantico, in modo ancora più preciso, uno tsunamometro ad alta tecnologia made in Italy (sviluppato da Cnr, Ingv e Tecnomare del gruppo Eni), in grado di rilevare istantaneamente l'insorgere di un maremoto e di allertare le persone che si trovassero in prossimità della costa o sulle spiagge. "L'imperativo", conclude Zitellini, "è sempre investigare e pianificare, vale a dire continuare con la ricerca e, di conseguenza, costruire edifici ad hoc, come già si fa in California, mettendo in sicurezza quelli vecchi. E naturalmente, in zone sismiche, non edificare mai a ridosso di spiagge".

Fonte: Nevio Zitellini, Istituto di scienze marine, Bologna, tel. 051/ 639 8890

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