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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 3 - 15 feb 2012
ISSN 2037-4801

Vita CNR   a cura di Francesca Gorini

Tecnologia

Spazio: è italiano il primo vettore low cost

Il nuovo vettore spaziale Vega è stato lanciato dalla base di Korou, nella Guyana Francese, portando in orbita nove satelliti. Dopo Ariane 1 (1979) e Ariane 5 (1996), è la terza volta che l'Agenzia spaziale europea (Esa) collauda un nuovo lanciatore, ma è una data storica per l'Italia, che ha partecipato al progetto in modo rilevante sia in termini di sviluppo di tecnologie sia economici. Vega, infatti, è stato sviluppato con il contributo decisivo dell'Italia, che ha coperto il 65% dei costi, seguita dalla Francia con circa il 12,5%. Hanno partecipato con quote minori anche Spagna, Svezia, Svizzera e Paesi Bassi.

L'idea di realizzare in Italia un piccolo veicolo di lancio venne prospettata per la prima volta nel 1962 da Luigi Broglio, uno dei padri della ricerca spaziale italiana. Ma è solo agli inizi degli anni '90 che il progetto cominciò a prendere corpo, per volontà dell'allora responsabile della divisione spazio e poi amministratore delegato di FiatAvio Pier Giorgio Romiti. Dopo i primi sviluppi, FiatAvio e Aerospatiale firmarono nel 1999 un accordo di collaborazione per progettare, sviluppare e costruire vettori per satelliti di piccola taglia denominati Vega. A portare a termine il programma insieme all'Esa, sono stati il Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), l'Agenzia spaziale italiana (Asi) e la stessa Avio presso la struttura di Colleferro.

L'Istituto di acustica e sensoristica 'Orso M.Corbino' (Idasc) del Cnr ha partecipato con il gruppo Avio a studi per la valutazione del materiale composito con cui è costruito il lanciatore Vega. "Un nostro borsista ha lavorato negli impianti di Colleferro per evidenziare con metodi acustici possibili difetti di costruzione", spiega Claudio Rafanelli, direttore dell'Idasc-Cnr. "La buona riuscita del lancio conferma l'assenza di problemi,  rinsaldando la proficua collaborazione in questo e in altri progetti congiunti".

Le dimensioni di Vega sono di circa 30 metri di altezza per una massa al lancio di 128 tonnellate, contro gli oltre 50 metri e le 710 tonnellate di Ariane 5. È in grado di portare un carico utile di massa tra i 300 e i 1.500 chilogrammi - destinato a un'orbita polare bassa, cioè inclinata di 90 gradi rispetto all'equatore - a una quota di 700 chilometri.

Mettere in orbita satelliti nell'ordine dei 1.500 chilogrammi, come molti di quelli per l'astronomia o per l'osservazione della Terra, con un lanciatore come Ariane 5 è talmente dispendioso da precludere il lancio alle piccole-medie imprese o alle università e agli enti di ricerca. Vega cerca di colmare questa lacuna, garantendo all'Europa, cioè alle imprese e agli enti europei, un accesso allo spazio indipendente e a basso costo. Il costo del lancio, infatti, dovrebbe essere circa il 15-20% in meno di un lancio con un vettore americano.

"Quando eravamo ragazzi la parola spazio evocava le imprese di americani e russi, e la loro competizione per il predominio in quel settore", ricorda Piergiorgio Romiti. "Poi è cominciata l'attività in Europa, che si è affermata come terzo grande attore in questo settore, sempre sotto la decisa e chiara guida francese. Oggi si celebra l'affermazione di una leadership italiana, sempre nel quadro di una collaborazione europea nel segmento dei lanciatori, con un impressionante sviluppo di tecnologie, tutte con importanti ricadute potenziali. Questo risultato ha radici lontane; lo sviluppo è infatti durato ben 20 anni e il suo successo è dovuto all'appassionato e silenzioso lavoro dei tecnici di Colleferro".

Anche l'Università di Roma ha contribuito alle soluzioni tecnologiche di cui è dotato Vega. L'idea stessa del Vega è nata alla Sapienza, grazie a Carlo Buongiorno, da poco scomparso. Con la realizzazione di questo progetto, il nostro Paese mostra di aver raggiunto, a livello scientifico, tecnologico e industriale, capacità di sviluppare e gestire un sistema di grande complessità, come il lancio di un vettore spaziale.

Nella missione inaugurale è stato immesso in orbita un satellite scientifico italiano, il Lares (Laser Relativity Satellite), che realizzerà misure di grande interesse per la fisica gravitazionale e le scienze della Terra, nel quale hanno avuto un ruolo primario anche ricercatori della Sapienza e dell'Università del Salento. Lares metterà alla prova la teoria della relatività generale di Albert Einstein e fornirà importanti determinazioni sulla dinamica della Terra e della sua crosta, utili sia per lo studio dei terremoti sia per la verifica di effetti climatici globali, quali lo scioglimento dei ghiacci emersi.

R.D.