Focus: 2012

It, i primi abitanti intraterrestri

Ricercatori
di Cecilia Migali

Trovate tracce di forme di vita nel mantello, a grande profondità. La scoperta, appena pubblicata su 'Nature Geoscience', è di un team italo-francese che comprende l'Ismar-Cnr di Bologna e promette risvolti anche nello studio del clima

Pubblicato il

Il nome, It, evoca il pacifico alieno di Spielberg. In realtà l'acronimo sta per Organismi intra-terrestri e indica forme di vita finora insospettabili, scoperte da un team di ricerca italo-francese a chilometri di profondità nell'Oceano Atlantico, all'interno delle rocce del mantello terrestre, un ambiente considerato finora ostile alla vita. La scoperta, appena pubblicata su 'Nature Geoscience', è stata realizzata dall'Istituto di scienze marine (Ismar) del Cnr di Bologna dall'Università di Modena e Reggio Emilia, in collaborazione con l'Institute de physique du globe de Paris e con il finanziamento della Fondazione cassa di risparmio di Modena.

"Abbiamo trovato questi microrganismi a circa tre chilometri sul fondo dell'Oceano Atlantico, in rocce in cui la vita non era stata ancora documentata", racconta entusiasta Daniele Brunelli, tra gli autori della pubblicazione e ricercatore all'ateneo di Modena e Reggio Emilia e all'Ismar-Cnr. "Sono microsistemi, non sappiamo ancora se composti da batteri o altro, che vivono a qualche chilometro di profondità nella crosta oceanica, a temperature vicine ai cento gradi, condizioni estreme per l'attività biologica. Il loro metabolismo ancora ci è sconosciuto, e molto ancora c'è da scoprire: per il momento sappiamo che questi esseri ricavano dai minerali delle rocce colonizzate le sostanze nutritive necessarie alla sopravvivenza".

Ma come arrivano queste rocce e i loro abitanti dalla crosta terrestre al fondale atlantico? "Sono trasportate al fondo degli oceani dalla tettonica delle placche, lo stesso processo che genera il movimento di allontanamento dei continenti. Nei pressi della dorsale sottomarina, le rocce profonde del mantello terrestre vengono sollevate ed esposte direttamente al fondo oceanico. Durante questo processo si raffreddano e appena la temperatura scende sotto i 120 gradi centigradi (il limite della vita) vengono colonizzate da questi organismi mentre si trovano ancora a qualche chilometro di profondità", spiega Brunelli.

L'affascinante scoperta imporrà alla comunità scientifica di riconsiderare la tradizionale mappa della biosfera, la porzione di Terra in cui si sviluppa la vita, estendendo i suoi confini a molti chilometri al di sotto della superficie. "Stabilire dove inizia la biosfera sarà importante per capire quanta massa biologica esista nascosta nella crosta. Sarà essenziale scoprirlo anche per svelare qualcosa di più sul nostro clima", conclude il ricercatore. "La nostra scoperta conferma e mostra infatti come questi organismi intervengano pesantemente nel ciclo della CO2 e del metano, i due principali gas serra che influenzano il clima. In sostanza, la distribuzione di questi gas dipende anche da questa biomassa nascosta nelle rocce profonde. Ora dobbiamo capire quanta sia questa biomassa, conoscere i suoi meccanismi e la velocità di questi processi".

Il lavoro che ha richiesto competenze petrografiche, geochimiche e biologiche apre quindi scenari non ancora prevedibili con ricadute future nel campo delle energie e nel trattamento dei materiali. Per il momento però, il prossimo obiettivo del gruppo di ricerca italo-francese sarà quello di prelevare nuovi campioni di microrganismi e studiarne il Dna.

Fonte: Daniele Brunelli, Università di Modena e Reggio Emilia, tel. 059/2055815 , email daniele.brunelli@unimore.it