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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 20 - 14 dic 2011
ISSN 2037-4801

Focus - Racconti di Natale  

Cultura

Giovani, ricercatori e... tenori

Questo è, prima di tutto, il ricordo di un collega dell'Istituto dei sistemi complessi del Cnr, Marcofabio Righini, scomparso prematuramente per una malattia. Ai bei vecchi tempi, spazzati via dallo spread, se si era svolto il proprio lavoro con dignità e profitto, dopo un concorso pubblico nazionale, di solito si approdava a un contratto da ricercatore almeno quinquennale. Io e Marcofabio avevamo finalmente raggiunto questo traguardo all'inizio del dicembre 1994. Felici come pasque, nonostante fossimo quasi a Natale, ricevemmo una notizia che velò solo minimamente la nostra contentezza: non avendo maturato giorni di ferie, avremmo dovuto piantonare i nostri beneamati apparecchi anche durante le vacanze. In fondo, la prospettiva di avere libero accesso ai laboratori, senza limiti di tempo e in reciproca compagnia, rese più gradevole quel compito, che sapeva un pò di corvee militare.

Oltretutto, nessuno si aspettava che, da soli e in quei pochi giorni, vincessimo il premio Nobel. La situazione era quindi ottimale per sbrigliare la fantasia e divertirsi un po'. 

In quei giorni mi stavo diplomando in canto lirico. Con Marcofabio, che non aveva studiato canto ma aveva una profonda voce naturale da basso verdiano, eravamo stati diverse volte ospiti di un soprano, improvvisando opinabili interpretazioni di brani d'opera. Così, proprio sotto le feste, mentre eravamo in laboratorio ci era capitato di discutere,  delle differenze tra le voci dei cantanti e della ragione per cui una sembri ‘scura' e un'altra ‘chiara', benché cantino sullo stesso registro. Ad esempio, Luciano Pavarotti e Placido Domingo, potevano sì interpretare la stessa aria da tenori, ma con esiti molto diversi: Pavarotti squillava, mentre Domingo rimbombava. Certo, è una questione di timbro, ma cosa vuol dire esattamente?

Ci procuriamo quindi due  registrazioni degli imputati ed esaminiamo le tracce vocali (lo spettro sonoro, per chi sa far di conto) della stessa nota emessa dai due. Marcofabio osserva il foglio di carta col diagramma, mi guarda e sorride. Poi la osserva ancora e sorride di nuovo. La osserva una terza volta... Mi spazientisco: "Dunque, mi vuoi dire?". Lui continua a fissarmi e a sorridere, era il suo modo garbato per stimolare la reazione dell'interlocutore. Ironico e cordiale, direi socratico, mai provocatorio o sarcastico. Voleva far crescere l'attesa e la mia curiosità. Io sto al gioco, ricambio il sorriso, prendo il foglio, lo guardo e resto perplesso.

"Vedi?", mi dice. "Quando si emette una nota, in realtà, si produce non uno, ma una serie di suoni". Certo che lo sapevo, è lo spettro di Fourier! Il diagramma ha l'aspetto di una sequenza di birilli, disposti su una linea orizzontale, a distanza regolare uno dall'altro. Il primo birillo a sinistra è la nota vera e propria, detta tono fondamentale, quella a cui ci si riferisce quando si parla di un do di petto o un mi bemolle. Gli altri alla destra hanno altezza variabile, si definiscono armonici e sono i suoni che accompagnano la nota fondamentale. È l'altezza di ognuno di loro che determina il timbro e ci fa distinguere un flauto da una grancassa.

Marcofabio sapeva che io sapevo. Cosa si aspettava che notassi, allora? "Ti devo dire sempre tutto io, eh?". Domingo ha il primo birillo (dico qui io per semplificare) alto e dominante, mentre quello di Pavarotti è molto più piccolo del secondo birillo, quello adiacente alla sua destra. Ma il secondo birillo rappresenta non la nota del tenore, bensì quella che emette il soprano, quando canta all'unisono col tenore. Insomma: la voce di Pavarotti, è un misto di tenore e di soprano, di potenza virile e di grazia femminea, ecco perché il suo do di petto appare così smagliante ed acuto!

Acuto come te, amico mio, carissimo e perduto. Un'occhiata ti era bastata per cogliere il senso profondo della questione. Non ti facevi sviare dai calcoli tu, puntavi subito al cuore...

 

Valerio Rossi Albertini

Fonte: Valerio Rossi Albertini , Istituto di struttura della materia, Roma, tel. 06/49934146, email valerio.rossi@artov.ism.cnr.it