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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 19 - 23 nov 2011
ISSN 2037-4801

Focus - Crisi  

Socio-economico

La via di uscita si chiama innovazione

Gli studi di economia applicata del Ceris, l'Istituto di ricerca sull'economia e lo sviluppo del Cnr di Moncalieri (To), guardano con particolare interesse al comparto industriale piemontese che riveste "una particolare valenza a livello nazionale, poiché è una regione fortemente industrializzata, che produce soprattutto beni destinati alle imprese, e che generalmente anticipa i cicli congiunturali (positivi o negativi) rispetto al resto del Paese", come spiega Giampaolo Vitali del Ceris-Cnr.

Cosa emerge per l'Italia da questo importante osservatorio? "Le ricerche sui bilanci e sull'occupazione delle imprese piemontesi ('Rapporto sull'industria piemontese 2010') mostrano un profondo processo di trasformazione del sistema industriale", prosegue Vitali. "Si assiste a un aumento del peso occupazionale delle attività del terziario e una riduzione di quello delle attività industriali, principalmente nei settori più tradizionali. È un cambiamento strutturale che coinvolge tutta l'economia nazionale, come parte di quella europea. Alla fine della crisi, l'economia italiana sarà diversa, resisteranno solo le imprese più robuste dal punto di vista finanziario e tecnologico che, se organizzate su nuove basi competitive, avranno una reale probabilità di cavalcare la ripresa con un aumento della produzione, delle esportazioni e dell'occupazione".

Ma se la ripresa - quando verrà - offrirà nuove opportunità a chi avrà saputo prepararsi, nel frattempo occorre gestire i pesanti effetti negativi della crisi sul piano sociale, con l'aumento della disoccupazione, soprattutto giovanile. "I giovani senza lavoro sono soprattutto quelli a cui manca una formazione professionale facilmente spendibile sul mercato, che garantisca un buon livello di specializzazione e difenda dalla forte pressione concorrenziale esistente nel segmento della manodopera dequalificata", prosegue il ricercatore del Ceris-Cnr.

Le uniche vie possibili per rilanciare la crescita del nostro Paese e restare sul mercato sono insomma chiare. Bisognerà investire in innovazione e ricerca.

"Nel decennio 1998-2008, l'impatto della ristrutturazione industriale sull'occupazione in Piemonte è evidente: mentre all'inizio del periodo contiamo 46mila imprese con 588mila addetti, dieci anni dopo le imprese sono solo 40mila e gli addetti il 16% in meno. Conclude Vitali. La crisi strutturale in corso porterà a ulteriori riorganizzazioni produttive, miranti ad aumentare la qualità e l'innovazione incorporata nel prodotto a scapito del volume di produzione".

Claudio Barchesi

Fonte: Giampaolo Vitali, Istituto di ricerca sull'impresa e lo sviluppo, Moncalieri, tel. 011/6824932 , email g.vitali@ceris.cnr.it -