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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 17 - 26 ott 2011
ISSN 2037-4801

Focus - Spazio  

Socio-economico

Un codice di condotta per le attività spaziali

Si è concluso da poco, a Cape Town, l'International Astronautical Congress, il meeting annuale di tutti gli enti coinvolti nello studio e sviluppo delle attività spaziali. Il congresso è organizzato dall'International Astronautical Federation (Iaf), che raccoglie 45 paesi e circa 200 tra aziende e istituzioni. Sergio Marchisio, direttore dell'Istituto di studi giuridici internazionali (Isgi), rappresenta nella Iaf il Consiglio nazionale delle ricerche.

"Il diritto spaziale internazionale è un campo vastissimo", spiega. "Si pensi solo a questioni come lo status degli astronauti, il regime giuridico dei corpi celesti, il funzionamento della Stazione spaziale internazionale, il controllo delle attività, l'assegnazione delle posizioni orbitali e la responsabilità dei danni causati dagli oggetti vaganti". Un aspetto, quest'ultimo, di grande attualità. "Il recente allarme per il satellite inattivo Uars è un tipico esempio di problemi che richiedono l'adozione di  normative adeguate per garantire la sostenibilità a lungo termine delle attività spaziali".

Secondo le stime più recenti, nello spazio circolano più di 22.000 oggetti di dimensione superiore al centimetro, dei quali solo il 6-7% operativi, ai quali si aggiungono milioni di particelle più piccole generate da collisioni tra satelliti e da frammentazioni di oggetti. "L'Isgi-Cnr si dedica da molti anni al diritto spaziale", continua il direttore, "collaborando con lo United Nations Office for Outer Space Affairs di Vienna per il progetto Long-Term Sustainability of Space Activities, come membro del gruppo sui regimi regolatori e normativi, di cui assicura la presidenza. È il punto nazionale di contatto del Centro europeo di diritto spaziale dell'Esa di Parigi e fa parte della task force istituita dal Consiglio dell'Unione europea per il 'Codice di condotta sulle attività spaziali', una proposta italiana, nel quadro della politica estera e di sicurezza comune dell'Unione".

Nel 'Codice' si affermano i principi dell'uso pacifico dello spazio (che non esclude usi militari, purché non aggressivi) e del libero accesso a esso, oltre all'impegno a prevenire possibili incidenti. La proposta potrebbe rappresentare una base di confronto tra le istanze delle grandi superpotenze, Usa, Cina e Russia. La National Space Policy adottata nel giugno 2010 dal presidente Obama dichiara infatti la disponibilità a negoziare un codice come quello predisposto dall'Ue, per consolidare la trasparenza delle attività spaziali e costruire la fiducia degli attori coinvolti.

"In questo contesto", conclude Marchisio che ha appena ricevuto l'Award per le scienze sociali 2011 dall'Accademia astronautica internazionale (Iaa), "l'Istituto fornisce dal 2007 la sua expertise in materia di diritto spaziale al ministero degli Esteri italiano e al Consiglio dell'Ue, del quale è unanimemente riconosciuto come centro d'eccellenza per la ricerca scientifica e memoria storica dell'iniziativa".

Claudio Barchesi

Fonte: Sergio Marchisio, Istituto di studi giuridici internazionali, Roma, tel. 06-49937667 , email sergio.marchisio@cnr.it -