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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 17 - 26 ott 2011
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Rosanna Dassisti

Socio-economico

Il villaggio? E' sempre più globale

"Una miniera da scavare", così Gianpiero Gamaleri, docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l'Università Roma Tre, ha definito Herbert Marshall McLuhan nel corso della giornata di studio organizzata per i cento anni della nascita del sociologo canadese dall'ateneo capitolino.

"Perché è un autore ancora tanto attuale, a fronte di uno scenario tecnologico e culturale così diverso da quello che aveva conosciuto?" è il quesito posto da Gamaleri, che ha suggerito una risposta, sia citando l'aforisma mcluhaniano secondo cui "il futuro è un territorio del passato", sia rilevando come l'evoluzione tecnologica non abbia che rafforzato l'idea del sociologo secondo cui "ora siamo in un villaggio globale e viviamo in simultanea".

Tra gli altri interventi quello di Gian Piero Jacobelli, direttore di Technology Review, il quale ha sottolineato: "C'è differenza tra profeta e messia: il profeta annuncia che avverrà un cambiamento, il messia ci dà la sensazione che le cose non sono e non possono essere come prima. McLuhan non è stato un profeta, bensì un messia". Andrea Miconi, docente di Sociologia dei media alla Iulm, ha invece affrontato il tema della didattica inerente il sociologo, partendo da una provocazione: "Perché si studia ancora, nonostante alcune delle sue teorie non siano solide?". La risposta suggerita è che: "Siccome le persone non hanno coscienza dei mezzi che usano, rischiando di divenirne servi, bisogna costruire una consapevolezza, per non divenire mere estensioni della macchina. E i ragionamenti di McLuhan possono essere utili a tale fine".

Un altro aspetto evidenziato dal convegno, non a caso intitolato 'Il pensiero globale di Marshall McLuhan tra cultura, tecnologia e religione', è quello della posizione di fede dello studioso. "Marshall Mcluhan è stato un uomo molto credente e dopo anni di combattimento interiore tra la fede protestante e cattolica ha scelto la seconda", ha spiegato Fabio Tarzia, docente di Critica letteraria alla Sapienza di Roma. "La sua scelta è stataprobabilmente dovuta al fatto che il cattolicesimo è una religione di apertura nella quale, per cercare Dio, bisogna uscire verso altri spazi. In questo senso, McLuhan si rifà all'esempio di San Paolo, il quale portò il Vangelo dalla Palestina verso l'Impero Romano, ossia nel cuore della comunicazione dell'epoca".

La giornata di studio è stata conclusa dal laboratorio teatrale diretto da Gennaro Colangelo, che insegna Storia dello spettacolo all'università Lumsa: 'Conversazione impossibile con McLuhan'. Una simulazione di un colloquio sui mezzi di comunicazione degli ultimi anni, in cui il 'teorico del villaggio globale' rilascia una spiritosa risposta sul successo ottenuto dalla sua definizione: "Mi sono scocciato di essere uno slogan".