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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 16 - 12 ott 2011

L'altra ricerca   a cura di Rosanna Dassisti

<b>Fumosine, le tossine nemiche del mais. E dei suoi consumatori</b>
Agroalimentare

Fumosine, le tossine nemiche del mais. E dei suoi consumatori

Il 21 settembre scorso il Consiglio superiore della sanità (Css) ha redatto un rapporto sui rischi per la popolazione derivanti dall'ingestione di cibi a base di mais inquinati dalla presenza di fumosine, tossine derivanti da funghi del genere Fusarium.

Dopo aver passato in rassegna una vasta letteratura scientifica sull'argomento e considerato quanto emerso nel "documento del Jecfa (Comitato congiunto Fao-Oms per gli additivi alimentari)" del 4 luglio scorso, il Css ha auspicato che "vengano condotti ulteriori studi a livello nazionale per verificare lo stato di esposizione della popolazione alle fumonisine, con particolare riguardo a fasce sensibili di popolazione che possono presentare un maggiore fattore di rischio, come i soggetti celiaci o i bambini".

Le fumonisine si accumulano sul mais se poco curato ed è quindi possibile trovarle in preparati come la polenta. Provocano tumore all'esofago e malformazioni congenite derivanti dalla carenza di acido folico: labbro leporino o spina bifida, ma anche patologie più gravi. Non tutta la popolazione italiana è esposta allo stesso modo e chi consuma più polenta o farina di mais in rapporto al suo peso corporeo può avere maggiori problemi. È il caso, citato dal Consiglio, dei bambini e dei soggetti celiaci.

"Nel 2007 è entrata finalmente in vigore una direttiva europea sul tenore massimo di fumonisine nel mais, che prevede un dose massima di 800 ppb (parti per miliardo) per gli adulti e di 200 per i bambini", spiega Roberto Defez dell'Istituto di genetica e biofisica (Igb) del Cnr di Napoli. "La normativa ha stabilito l'illegalità della commercializzazione di mais con tenori superiori, riscontrata negli anni precedenti in vari campioni di polente commercializzate. Bisogna ricordare che una parte della popolazione italiana fa un uso molto superiore alla media dei cittadini europei di farine di mais nella forma di polente".

In questa direttiva, avverte però il ricercatore dell'Igb-Cnr, "non si descrive nessuna soglia per la categoria in assoluto a maggior rischio, le gestanti. Le fumonisine infatti impediscono l'assorbimento di acido folico, uno dei pochissimi farmaci somministrati in tutto il mondo proprio per garantire una corretta chiusura del tubo neurale durante la gestazione".

Il parere del Css, secondo Defez, "rileva un dato, segnalato dall'Organizzazione mondiale della sanità, secondo cui il Nord Est d'Italia riscontra una percentuale particolarmente elevata di tumori all'esofago di causa non accertata. E i casi di spina bifida a livello locale risultano di incidenza più elevata che in altre aree italiane. Si potrebbe trattare di due coincidenze sfortunate e non legate al consumo di polenta, ma il Css chiede di vederci chiaro".