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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 9 - 18 mag 2011
ISSN 2037-4801

L'altra ricerca   a cura di Rosanna Dassisti

Tecnologia

I superlampi del Granchio

Esplosioni cosmiche di un'intensità mai registrata prima sono state 'catturate' dal satellite Fermi. Lanciato nel giugno 2008 e perfettamente funzionante in orbita, il satellite della Nasa nel quale la ricerca italiana ha un ruolo di primo piano - con il coinvolgimento dell'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn), dell'Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e dell'Agenzia spaziale italiana (Asi) - sta infatti rivoluzionando l'astrofisica gamma.

Dal 12 aprile e per una settimana, i resti della supernova della nebulosa del Granchio hanno emesso violentissimi lampi, cosiddetti 'flare', di fotoni di altissima energia. Veri e propri 'temporali energetici'. "Questi flare sono di straordinario interesse", spiega Ronaldo Bellazzini, responsabile Infn dell'esperimento Fermi, "perché sono cinque volte più intensi rispetto a qualsiasi altra emissione mai registrata in precedenza, e provengono da una sorgente a 6.500 anni luce dalla Terra, che è quanto resta dall'esplosione di una supernova, la cui luce ha raggiunto la Terra nel 1054".

La nebulosa del Granchio si trova nella costellazione del Toro e rappresenta uno degli oggetti del cielo più studiati dagli astrofisici. Si tratta di una nuvola di gas in espansione al cui centro rimane il cuore della originaria stella di neutroni, che ruota 30 volte al secondo e ad ogni rotazione emette un fascio di radiazione verso il nostro pianeta, la caratteristica emissione pulsata delle stelle di neutroni rotanti, da cui il nome 'pulsar'. Oltre a queste emissioni, la nebulosa del Granchio è anche una sorgente stazionaria di raggi gamma di altissima energia. Dopo un paio di giorni dall'ultima più violenta esplosione osservata, questa anomala attività si è completamente esaurita.

"Ciò confermerebbe", dice Barbara Negri, responsabile Asi dell'unità Esplorazione e osservazione dell'Universo, "quanto le missioni Fermi e Agile stanno osservando: un universo che, nella finestra delle altissime energie, si rivela violento e drammaticamente variabile in modo imprevedibile, molto lontano dalla perfezione delle sfere celesti di tolemaica memoria".

Sui super-lampi è stato immediatamente puntato il telescopio spaziale Chandra della Nasa, mentre ''purtroppo, non è stato possibile osservare la Nebulosa anche con lo Hubble Space Telescope perché la sorgente si trovava troppo vicino al Sole'', ha detto Patrizia Caraveo, responsabile scientifico per l'Inaf del satellite Fermi.