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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 9 - 18 mag 2011
ISSN 2037-4801

Focus - Artico  

Ambiente

L'inquinamento ha troppe vite

Sappiamo quanto l'aria che respiriamo quotidianamente sia sempre più inquinata da sostanze nocive per la nostra salute. Queste possono venire immesse in atmosfera direttamente tal quali, per esempio in caso di combustione, oppure possono formarsi a partire da altri composti originariamente più innocui, come nel caso di episodi di smog fotochimico. In questo caso, grazie a una serie di processi, vengono però rimosse dall'atmosfera.

Ne sono un esempio le precipitazioni o la deposizione di polveri sottili al suolo o su altre superfici. Non sempre però la vita di un inquinante si chiude con questo ciclo: talvolta quando  si deposita può riattivarsi e tornare in circolo sotto nuove forme. In sintesi, non smette di esistere, cambia vita.

Giulio Esposito, dell'Istituto sull'inquinamento atmosferico (Iia) del Cnr, a soli trent'anni già alla sua quinta campagna di 'Dirigibile Italia' dal 2003 ad oggi, si occupa dello studio delle dinamiche di scambio degli ossidi di azoto e dei composti azotati tra l'atmosfera e i manti nevosi. "L'attività del nostro gruppo", spiega Esposito, "qui è finalizzata a studiare i meccanismi che regolano i processi di deposizione e di emissione dei composti contenenti azoto tra l'atmosfera e la superficie nevosa, nonché l'evoluzione di queste sostanze nei vari strati del manto nevoso e l'interazione con la radiazione solare. Tutto questo avvalendosi della collaborazione di colleghi esperti e di strumentazioni sofisticate per il campionamento di gas ed aerosol in aria, per l'analisi della neve e per la misura della radiazione solare. Il campionamento in aria viene effettuato con analizzatori ad alta sensibilità in grado di apprezzare concentrazioni molto basse di gas e aerosol di nostro interesse, quali ossidi di azoto, acido nitrico, acido nitroso e composti azotati sotto forma di aerosol. Queste attività sono integrate da misure di micro-meteorologia, svolte in collaborazione con l'Istituto di biometeorologia (Ibimet) del Cnr, e indispensabili per lo studio dei flussi con la tecnica della correlazione turbolenta (Eddy covariance)".

Vengono prelevati quotidianamente anche campioni di neve sia superficialmente che lungo il profilo verticale del manto nevoso e vengono analizzati entro 48 ore nei laboratori della base 'Dirigibile Italia', evitando così fenomeni di deterioramento o di contaminazione. In questo caso la collaborazione è con i nivologi dell'Arpa Veneto. Questi campionamenti vengono supportati da misure locali di radiometria eseguiti da un gruppo di esperti del Iia-Cnr. In tal modo è possibile caratterizzare la struttura della superficie della neve e la radiazione solare, che può penetrare in profondità catalizzando le reazioni chimiche che avvengono sia dentro il manto, sia fuori, in atmosfera.

"I fenomeni di scambio tra neve e atmosfera", conclude Esposito, "si verificano su tutti i manti nevosi, anche alle nostre latitudini.  Ma l'ambiente incontaminato di cui disponiamo in Artico e la lontananza da fonti dirette di inquinamento rende questo meccanismo più facile da osservare e da studiare".

Roberta Ribera

Fonte: Giulio Esposito, Istituto sull'inquinamento atmosferico, Monterotondo, tel. 06/90672709 , email esposito@iia.cnr.it -