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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 14 - 10 nov 2010
ISSN 2037-4801

Focus - Citt  

Socio-economico

Luci e ombre dei centri commerciali

Cosa c'è di bello nei centri commerciali, nuove 'cattedrali' delle città moderne? I prezzi più bassi, la comodità di arrivare in auto, ma non solo. "La strategia", spiega Giampaolo Vitali dell'Istituto di ricerca sull'impresa e lo sviluppo (Ceris) del Cnr di Torino, "è di ampliare la gamma dei servizi offerti al consumatore, con orario 'non stop', ovviamente a costi vantaggiosi".

Di queste vere e proprie isole dello shopping, in Italia, ce ne sono - secondo i dati forniti da Larry Smith-Cncc (Consiglio nazionale centri commerciali) al 31 dicembre 2009 - quasi 850 per una superficie lorda pari a 13.897.723 mq. A prevalere sono i cosiddetti 'piccoli' di 5.000-20.000 mq, il 70% del numero totale. Immutata, rispetto al 2008, la maggiore concentrazione nel nord-ovest, che dispone del 35% della superficie totale. Ma la crescita più forte dal 2005 si registra al Sud. Entro il 2013, i progetti già autorizzati porteranno a un potenziale sviluppo di altri 3.000.000 di mq di centri commerciali e factory.

L'indagine rileva che il 45% dei frequentatori è attirato dallo shopping alimentare, il 21% per la galleria dei negozi e il 24% dallo svago. La ristorazione incide per il 6% sul totale delle visite, percentuale che sale fino a 10% se la 'food court' è studiata in modo alternativo rispetto al bacino d'utenza. Relativamente all'età, questo tipo di strutture sono frequentate prevalentemente da soggetti di età tra i 25 e i 44 anni, con una leggera prevalenza femminile (59%). Decisamente bassa, intorno al 5%, la percentuale degli ultra 65enni. E per i giovani? L'indagine parla di un 14% dei 16-24enni che frequentano questi luoghi per incontrare gli amici, mangiare, fare acquisti e frequentare i luoghi di svago e divertimento.

La distanza dalla città incide sulla frequenza delle visite: il 9% del campione va al centro commerciale meno di una volta al mese; il 31% meno di una volta alla settimana e il 60% almeno una volta alla settimana. A frequentarli sono prevalentemente persone laureate o diplomate, pari al 67%, il 6% ha la licenza elementare o è senza titolo e il 27% ha la licenza media.

"La teoria economica suggerisce che il vantaggio per il consumatore derivi dalla concorrenza oligopolistica che si instaura tra i vari centri", precisa Vitali. "L'effetto negativo che si ottiene è però di schiacciare il commercio al minuto presente nelle aree circostanti, il cosiddetto 'commercio di vicinato'. Le piccole botteghe sotto casa devono cambiare strategia di marketing, puntando sulla fiducia personale del cliente, che lì può trovare prodotti artigianali e di nicchia".

Rita Lena

Fonte: Giampaolo Vitali, Istituto di ricerca sull'impresa e lo sviluppo, Moncalieri, tel. 011/6824932 , email g.vitali@ceris.cnr.it -