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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 13 - 30 giu 2021
ISSN 2037-4801

Focus - Sport  

Ambiente

Giappone: cosa c'è sotto

A pochi giorni dalla cerimonia di apertura dei Giochi olimpici 2020, rimandati a causa della pandemia di Covid-19, Tokyo si prepara a ospitare l'evento con modalità ancora in discussione, dato il timore che l'affluenza di atleti, addetti ai lavori e spettatori (comunque solo nipponici) contribuisca alla diffusione del virus. In passato, il Giappone ha già ospitato le Olimpiadi nel 1964 e ancora oggi a Tokyo si possono ammirare le strutture costruite per l'occasione, ad esempio gli impianti sportivi Yoyogi National Gymnasium e il Nippon Budokan. Allora, le Olimpiadi furono per il Paese un'occasione unica per dare al mondo un'immagine rinnovata e contribuirono a far apprezzare la cultura giapponese.

Italia e Giappone, lontani geograficamente e come stili di vita, sono però vicini nella ricerca scientifica, le collaborazioni tra i due Paesi riguardano tra l'altro lo studio del sottosuolo urbano. A questo tema Roberta Varriale, dell'Istituto di studi sul Mediterraneo (Ismed) e Chiaki Oguchi, della Saitama University, hanno dedicato la ricerca Underground built heritage (Ubh). Il progetto si concentra sul ruolo dallo spazio sotterraneo nel supportare lo sviluppo sostenibile dello spazio urbano di superficie: dal valore religioso, archeologico e moderno allo studio di processi pericolosi, come gli agenti atmosferici, e del degrado antropico. “I sottosuoli giapponesi e italiani hanno sopportato molti conflitti ambientali e le interazioni sociali, in contesti sia urbani sia rurali. Oggi, rappresentano significativi segmenti del patrimonio locale e, sempre più frequentemente, sono parte dei processi di pianificazione, come dimostra il crescente numero di progetti indirizzati alla loro rigenerazione e valorizzazione”, spiega Varriale

La scelta dei luoghi di studio è stata effettuata in sede progettuale in base alla valutazione dei siti in campo archeologico, artistico e architettonico, storico e culturale locale, alle comunità di riferimento. “Il lavoro comparativo si articola in tre fasi distinte”, continua la ricercatrice. “La prima si riferisce alla traslazione del modello di analisi generale ai rispettivi scenari nazionali e permette la visualizzazione della generale comparazione fra i sistemi italiano e giapponese; la seconda alla selezione e relativa analisi di due sistemi dalle caratteristiche omogenee, la collina di Pizzofalcone a Napoli e la collina di Yoshimi Hyakuana dell'area di Saitama; la terza riguarda lo studio delle strategie di riuso storico e contemporaneo che sono state messe in essere nei due sistemi”.

Il progetto ha come scopo quello di osservare le esperienze più significative per quanto riguarda la valorizzazione, il riutilizzo e la riconversione degli Ubh italiani e giapponesi, concentrandosi sui problemi legati alla loro vulnerabilità fisica e culturale. “È fondamentale capire la situazione attuale tramite una descrizione basilare degli Ubh e misurarne le proprietà geo-materiali, così come comprenderne il grado di deterioramento con il supporto di tecnologie 3D. È inoltre importante la loro valorizzazione attraverso il ripristino di siti storici e la trasformazione di vecchie funzioni secondo nuovi parametri (spazi produttivi inventati secondo gli standard contemporanei e il vivere sostenibile) per preservare e sfruttare le infrastrutture già presenti”, conclude Varriale.

Rowina Michaella Coronel Canizares

Fonte: Roberta Varriale, Istituto di studi sul Mediterraneo , email roberta.varriale@ismed.cnr.it -