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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 10 - 15 set 2010
ISSN 2037-4801

Vita CNR   a cura di Francesca Gorini

Cultura

Un faraone per Roma capitale

A Roma nel corso delle celebrazioni per il 140° anniversario di Roma Capitale (18-22 settembre 2010) si inaugura la mostra "Giovanni Barracco patriota e collezionista" (Museo Barracco, dal 19 settembre al 9 gennaio 2011). Vi si espongono i pezzi raccolti dal raffinato appassionato di arte antica, che fu anche deputato e senatore del primo parlamento dell'Italia unita. Tra le opere della collezione, la statua del faraone Sethi I, le cui vicende sono state ricostruite da Giuseppina Capriotti Vittozzi, egittologa dell'Istituto di studi sulle civiltà antiche (Iscima) del Cnr. La statua è composta da due pezzi distinti, che fino a oggi hanno avuto vita e storia separata.

"Il primo pezzo, pertinente alla parte inferiore", spiega la ricercatrice, "è conservato nel Museo dell'Abbazia Greca di Grottaferrata e fu scoperto nel castello medievale Savelli di Borghetto a Grottaferrata, nel 1885. Il secondo, la testa, fu rinvenuto nel 1908 nello stesso luogo, ma sparì ben presto e si pensava fosse stato venduto all'estero. Proprio in quell'anno, tuttavia, il senatore Barracco acquisiva nella sua collezione una testa egizia 'di faraone'. Gli studi condotti all'Iscima hanno permesso di stabilire che la testa Barracco è quella rinvenuta a Grottaferrata e poi sparita".

La ricercatrice ha compiuto approfonditi studi confrontando i due pezzi: "L'iconografia è tipica, il materiale delle due parti - corpo e testa - è lo stesso (la durissima granodiorite di Assuan), lo svolgersi dell'iscrizione sul retro è congruo", prosegue. "Il confronto ulteriore con un'altra statua conservata a Torino permette di fugare tutti i dubbi".

Oggi il busto e la testa di Sethi I sono messi in mostra finalmente ricongiunti. "La statua di Sethi I (padre del celeberrimo Ramesse II) con estrema probabilità era collocata nella villa romana di Grottaferrata appartenuta alla famiglia di Funisulana Vettulla, moglie di C. Tettius Africanus, prefetto d'Egitto ai tempi di Domiziano", chiarisce Capriotti.  "L'arte egizia era molto apprezzata a Roma. Domiziano stesso non solo amava mostrarsi in panni faraonici ma prediligeva il culto solare al punto di far iscrivere e innalzare a Roma l'obelisco che oggi si trova in Piazza Navona; la scelta di portare in Italia una raffinata immagine regale prelevandola dal tempio solare di Eliopoli fu forse fatta dalla stessa Funisulana Vettulla. Probabilmente in onore dell'imperatore e in osservanza della moda egittizzante della Roma di quegli anni, per abbellire la sua villa di Grottaferrata".

Claudio Barchesi

Fonte: Giuseppina Capriotti, Istituto di studi sul Mediterraneo antico - Montelibretti (Rm), tel. 06/90672284 , email giuseppina.capriotti@cnr.it -