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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 7 - 7 apr 2021
ISSN 2037-4801

Focus - Mappe  

Tecnologia

Le raffigurazioni dei cieli stellati

Se volessimo tracciare un breve tour nella storia delle mappe astronomiche, la più antica rappresentazione conosciuta risulta a tutt'oggi il Disco di Nebra (Museo della Preistoria di Halle), una lamina in metallo rinvenuta in Germania nel 1999 e risalente all'Età del Bronzo. In essa decorazioni  in oro sembrano raffigurare in modo stilizzato il Sole, la Luna crescente e le Pleiadi. Ma è sul soffitto astronomico della tomba egiziana di Senenmut, architetto e consigliere della regina Hatshepsut intorno al 1470 a. C., che abbiamo la prima esatta rappresentazione della volta celeste a noi nota.  Gli studiosi vi hanno infatti  riconosciuto una precisa fotografia del cielo notturno di molti anni prima, nel 10.450 a.C., con al centro la Cintura di Orione e una quarta stella distaccata, entrambe in rapporto con la posizione delle tre piramidi di Giza e la Sfinge. In particolare,  si tratta di un diagramma celeste con costellazioni circumpolari: ciascun pannello (settentrionale e meridionale) è diviso in  24 sezioni/ore, cicli lunari e divinità sacre egiziane. Oltre a Orione, sono state identificate anche l'Orsa Maggiore, Sirio e la figura mitologica della costellazione di Draco. La mappa sul pannello meridionale potrebbe inoltre riflettere una specifica congiunzione di pianeti nel 1534 a.C., intorno alla longitudine di Sirio. I pianeti Giove, Saturno, Mercurio e Venere sono infatti abbastanza riconoscibili. Oltre a dipinti murali sono giunti dal mondo antico anche globi celesti e planisferi - carte celesti ruotabili, purtroppo non arrivate fino a noi -  con uso sia funzionale che ornamentale, la cui tecnica fu descritta anche da Tolomeo. I primi tentativi di raffigurare il cielo stellato su una sfera risalgono infatti ai Caldei e agli Egiziani. A quanto pare i Greci iniziarono a costruire globi celesti con Eudosso di Cnido (408-406 a.C.-355 a.C.). Dal IX secolo ci sono più rappresentazioni delle costellazioni che delle singole stelle, soprattutto nelle copie del “Poeticon Astronomicon” del latino Igino (I d.C), che descrive quarantasette costellazioni tolemaiche e la relativa mitologia greco-romana collegata. “Ulisse impiegò molti anni a raggiungere Itaca. Molti si domandano perché non si servì della Stella Polare per orientarsi di notte. Se è vero che le prime mappe stellari risalgono agli Egizi,  i Greci furono infatti i primi a costruire globi celesti, ma non utilizzeranno mai mappe e globi ai fini della navigazione”, spiega Chiara Casini dell'Istituto di fotonica e nanotecnologie (Ifn) del Cnr di Padova. “Intorno al X sec. gli arabi cominciarono a costruire globi celesti, che divennero invece fondamentali in Europa dal XV sec. per navigare e mostrare i movimenti di pianeti e costellazioni”. L'idea di raffigurare fedelmente il globo su una sfera venne quindi dopo. Prima di allora venivano utilizzati planisferi e portolani. La forma sferica della Terra, già nota ai Greci, fu definitivamente confermata solo dopo che il portoghese Magellano fece il giro del globo. Le esplorazioni favorirono quindi il rinnovamento della cartografia grazie agli studi geografici di Mercatore, che ideò innovativi globi celesti e terrestri. Il più antico globo terrestre europeo conosciuto è quello realizzato da Martin Behaim di Norimberga, nel 1492, proprio l'anno in cui Cristoforo Colombo scoprì il continente americano.

Per molto tempo, quindi, sono state soprattutto realizzate mappe delle singole costellazioni, le cui posizioni si riferiscono di solito ancora ai cataloghi stellari di Tolomeo e Ipparco. Solo con l'astronomo danese Tycho Brahe (1546-1601) furono recepite come standard le moderne posizioni di costellazioni e pianeti. Nel 1515, infatti, i primi pianeti stampati di Albrecht Dürer, Johannes Stabius, e Conrad Heinfogel appaiono su due mappe, mostrando tutto il cielo, emisferi Nord e Sud. E nel 1603, Johann Bayer pubblicò “Uranometria”, il primo atlante dettagliato (senza selezioni di costellazioni) dell'intero cielo, basato sulle osservazioni assai accurate di Tycho Brahe. Tuttavia non abbiamo ancora uniformità di scala poiché le mappe vengono adattate alle costellazioni riprodotte. “Al Museo di Galileo, a Firenze, ci sono molti esemplari, da quello del  1085 a quello del 1696. Anche al Museo del Mare di Genova, è possibile sfogliare virtualmente gli atlanti”,  sottolinea  la ricercatrice.

L'attitudine e il metodo scientifico nella rappresentazione della volta celeste andavano ormai di pari passo con l'aspetto artistico, per arrivare, come evoluzione finale, all'Uranographia di Bode (1801), atlante costituito da venti  mappe, che rimane a tutt'oggi il più grande e dettagliato (circa 17.000 corpi celesti incisi in filigrana). Successivamente ci si allontanò sempre più dalla rappresentazione figurativa delle costellazioni, divenute più stilizzate  e costituite da astratte linee di collegamento delle stelle principali.Per quanto riguarda l'attualità e il futuro della rappresentazione astronomica conclude Casini: “Tra qualche migliaio di anni (12.000) il Nord sarà indicato da Vega, e Il software 'Stellarium' è un valido aiuto per confermarlo. Con questo software si può andare avanti e indietro nel tempo. Il motivo di questo spostamento delle stelle è causato dalla precessione degli equinozi e della 'nutazione': il Nord viene indicato, nel corso di migliaia di anni, da stelle diverse o da nessuna. In questo momento l'emisfero australe non ha nessuna stella a indicare il Sud. Le mappe stellari e i globi sono utilizzati principalmente dagli astronomi e astrofili. Una sorta di mappa stellare utilizzata per le missioni spaziali sono librerie come lo Spice della Nasa, utilizzato, ad esempio, quando bisogna fare calcoli geometrici e temporali, in base alla traiettoria del satellite ci aiuta a determinare informazioni quali posizione, velocità e orientazione di pianeti, comete e asteroidi. Oggi, quindi, per navigare, globi e mappe celesti non vengono più molto usati… è assai più comoda la tecnologia anche se, in caso di black out, sapere dove ci si trova e orientarsi guardando le stelle è sempre molto utile”.

Luisa De Biagi

Fonte: Chiara Casini, Istituto di fotonica e nanotecnologie del Cnr, Padova , email chiara.casini@pd.ifn.cnr.it -