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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 1 - 13 gen 2021
ISSN 2037-4801

Focus - Macchine  

Tecnologia

Le tastiere del '900

La scrittura trattiene quanto cerca di sfuggire, dà forma a ciò che tenta di nascondersi nell'oblio. Rivale del tempo, poiché interferisce con il suo naturale ciclo, rendendo eterno ciò che è passato, se ne rivela anche compagna, poiché evolve nel corso dei secoli, non potendo sottrarsi allo scorrere delle stagioni. Il futuro della scrittura è ancora tutto da tracciare e nasconde possibilità di evoluzione non ancora immaginabili.

“Tralasciando le scritte su pietra e su papiro, da Gutenberg a 'Il piccolo scrivano fiorentino' di De Amicis, fino al 1911 l'evoluzione più significativa è stata l'invenzione della macchina da scrivere. All'Esposizione internazionale di Torino del 1911 fu presentata in Italia la Olivetti M1, che si può considerare uno dei primi modelli di macchina da scrivere moderna”, commenta Rolando Bianchi Bandinelli, già ricercatore dell'Istituto di scienza e tecnologie dell'informazione "Alessandro Faedo" (Isti) del Cnr. “Nella seconda metà del Novecento, all'interno delle amministrazioni si usava molto la scrittura a macchina con apparecchiature a volte monumentali. I successivi passaggi sono stati quelli di memorizzare i documenti sui computer. Si usavano schede e nastri di cartoncino perforati, nastri magnetici, poi dischi magnetici, fino alle unità di memoria a stato solido – Ssd (Solid-state drive) in inglese - dove le informazioni da conservare venivano memorizzate su supporti sempre più piccoli e capienti”.

Dopo le macchine meccaniche sono arrivate le macchine da scrivere elettriche. “Le macchine elettriche sfruttavano servomeccanismi che permettevano una velocità elevata e una pressione ridotta sui tasti (pallina Ibm, margherita Olivetti, ecc.)”, spiega Bianchi Bandinelli, “oltre che di cambiare il tipo di carattere semplicemente sostituendo la pallina o la margherita con una diversa. Le macchine da scrivere elettriche potevano anche essere collegate ai calcolatori, per stampare testi già impaginati. Chi esercitava il mestiere di dattilografo amava questi tipi di macchina perché, richiedendo una pressione sui tasti modesta, non stancavano le dita. I modelli più sofisticati avevano addirittura un tasto che cancellava automaticamente l'ultimo carattere, secondo un meccanismo che consisteva nel tornare indietro e ribattere il carattere, usando al posto del nastro inchiostrato nero un nastro di colore bianco”.

La macchina da scrivere si è lentamente trasformata in un oggetto da museo, lasciando spazio a mezzi più moderni. “Negli anni '80 apparvero i sistemi di videoscrittura. Questi precursori dei moderni calcolatori permettevano di comporre un testo su video e trasferirlo su carta una volta fatte le debite modifiche finali. Era la fine delle brutte copie”, aggiunge l'esperto. “Oggi tutti usano un calcolatore, o – come si usa chiamare più comunemente – computer, con una tastiera di formato non troppo grande. Molti utilizzano tavolette, tablet e telefoni cellulari. Anche questi ultimi si sono evoluti, passando da tastiere fisiche ridotte di una decina di tasti - nelle quali per ogni lettera si doveva battere più volte lo stesso tasto o avvalersi del suggeritore T9 - a minuscole tastiere virtuali disegnate sullo schermo del telefono stesso”.

Il secolo XXI ha aperto le porte a nuovi mezzi per produrre testi, mutando il modo di intendere la scrittura stessa: sistemi di riconoscimento vocale sempre più precisi che trasformano la voce in testo scritto; prototipi che consentono di parlare di lettura del pensiero, in grado di tradurre le richieste dell'individuo senza il tramite della voce o della scrittura comunemente intesa, utilizzando per esempio segnali neuromuscolari.

Laura Politi

Fonte: Rolando Bianchi Bandinelli, Istituto di scienza e tecnologie dell'informazione Alessandro Faedo , email rolando.bandinelli@tiscali.it -