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CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 23 - 16 dic 2020
ISSN 2037-4801

Focus - Felicit  

Ambiente

Chiedimi se sono felice

Quando parlo con le persone del mio lavoro polare la gente mi chiede tantissime cose: come faccio a resistere al freddo, come mi vesto, che cosa mangio, vogliono che racconti tutte le cose belle che riesco a vedere durante i miei viaggi, ma… nessuno mi domanda se sono felice. Immagino che la risposta sia già implicita nei miei racconti. La gente probabilmente pensa che con un lavoro simile la felicità faccia parte del pacchetto, forse immaginano che mentre preparo la borsa con gli scarponi e la tuta, insieme al biglietto aereo, mi arrivi anche una porzione di felicità preconfezionata, nella giusta misura per durare tutto il tempo della missione. “Ma è chiaro, uno che fa un lavoro come il tuo è impossibile che non sia felice!”: quante volte mi è stata ripetuta questa frase.

Non tutti però sanno che la prima volta che sono arrivato alla stazione scientifica di Concordia, in Antartide, dopo essere sceso dall'aereo ed essere stato aggredito dall'ipossia e da una folata di vento a -50°, ho subito pensato che per me sarebbe stato impossibile rimanere in un posto del genere. Le persone si muovevano in modo frenetico, apparentemente senza una meta, poi una di loro mi ha preso le valige e portato a vedere la branda dove avrei dormito per i successivi tre mesi. Appena sono rimasto solo mi sono buttato sul letto e, con la faccia sul cuscino, non so quanto ho pianto. Evidentemente quella porzione di felicità preconfezionata qualcuno aveva dimenticato di consegnarmela.

E invece oggi mi trovo ancora qui. Da quel giorno sono passati tanti anni: diciassette missioni antartiche, tutte consecutive, e tra un ritaglio di tempo e l'altro non mi sono fatto mancare nemmeno le missioni in Artico. Ma come è possibile essere felice in un posto del genere, dove non dormi la notte, dove non riesci a respirare per la mancanza di ossigeno, dove i tuoi affetti sono lontani 15.000 km e per qualsiasi cosa di cui loro abbiano bisogno tu non ci sei? Diciamolo, è praticamente impossibile!

Poi però arriva il momento di tornare a casa. Dopo tre mesi di patimenti e sacrifici giunge un aereo sul quale, dopo essere salito, ti siedi a caso, sul primo posto disponibile, e guardando dal finestrino la base che si allontana cominci a fare un resoconto di tutto quello che hai combinato in questo posto. Hai portato in giro per l'Antartide, con il gatto delle nevi, ricercatori italiani e francesi per i campionamenti di neve e per la verifica della precipitazione nevosa (Program 411 Glacioclim). Hai collaborato alla realizzazione di una galleria di 30 metri scavata sotto la neve, che accoglierà nel prossimo futuro carote di ghiaccio provenienti da molti ghiacciai del Pianeta, al fine di realizzare una libreria glaciologica destinata alle generazioni future per lo studio dei cambiamenti climatici (Ice Memory). Sei arrivato fino a 40 km di distanza per scaricare i materiali che serviranno alla realizzazione di un nuovo sito di carotaggio, che permetterà lo studio del cambiamento climatico della Terra avvenuto oltre un milione di anni fa (Beyond Epica). Sei anche riuscito ad ammirare uno degli spettacoli più belli che la natura riesca a realizzare in questo luogo: un arcobaleno circolare. E, per tantissime volte, sei riuscito a osservare il sole di mezzanotte.

Ecco, adesso che sono seduto su quest'aereo che mi porterà a casa, con la base Concordia che si allontana sempre di più, chiedimi se sono felice.

Angelo Domesi

Fonte: Angelo Domesi , Dipartimento scienze del sistema terra e tecnologie per l'ambiente, email angelo.domesi@concordiastation.aq