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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 18 - 7 ott 2020
ISSN 2037-4801

Focus - Agricoltura  

Tecnologia

Agricoltura 4.0: sostenibilità e innovazione

Dai cacciatori e raccoglitori, passando per l'invenzione dell'aratro, la rotazione triennale e quadriennale delle colture e le rivoluzioni industriali siamo arrivati a concepire oggi un tipo di agricoltura del tutto nuovo: l'Agricoltura 4.0. Un risultato che dimostra come le capacità tecnico-manuali e quelle intellettive dell'uomo possano fondersi per migliorare le prestazioni delle imprese agricole e ottimizzare i processi produttivi. “Una descrizione efficace di Agricoltura 4.0 è fornita dall'Agenda digitale, che la definisce un 'utilizzo armonico e interconnesso di diverse tecnologie finalizzate a migliorare resa e sostenibilità delle coltivazioni, qualità produttiva e di trasformazione, delle condizioni di lavoro'”, spiega Greta Falavigna dell'Istituto di ricerca sulla crescita economica sostenibile (Ircres) del Consiglio nazionale delle ricerche. “Secondo le ricerche effettuate dall'Osservatorio Smart Agrifood e da Rise (Research & Innovation for Smart), le soluzioni proposte alla fine del 2019 ammontano a 415 e sono fornite da 160 imprese. L'aspetto interessante della ricerca è che, se da un lato i fornitori di macchine e attrezzature agricole rappresentano la parte più consistente dell'offerta (poco più dell'80%), piccole imprese e start-up innovative sono entrate nel mercato proponendo soluzioni digitali, consulenza tecnologica e raccolta dati. Una parte consistente dei servizi offerti - circa l'80% - riguarda il monitoraggio e il controllo di mezzi, attrezzature e terreni, anche da remoto; il 20% propone invece software per la gestione dei processi. Inoltre, le imprese che hanno deciso di adottare le soluzioni proposte da Agricoltura 4.0 hanno affermato di essere interessate a migliorare la sostenibilità ambientale del settore e di voler monitorare più efficacemente la tracciabilità del percorso che il prodotto affronta dal campo alla tavola”.

Le tecnologie proposte dal nuovo paradigma si basano quindi soprattutto sulla sempre maggiore capacità dei calcolatori di immagazzinare ed elaborare grandi quantità di dati, e infatti in Italia una fetta importante delle innovazioni in questo campo riguarda software basati sulla blockchain, il processo di tecnologia informatica per la memorizzazione in blocchi di dati su diversi server in grado di interagire tra loro e fornire elaborazioni su imponenti banche dati. “Nello specifico, le applicazioni più frequenti di Agricoltura 4.0 riguardano le analisi di fattori ambientali, climatici e colturali che rendono possibile quantificare il fabbisogno di acqua e di nutrimento delle diverse coltivazioni”, prosegue la ricercatrice. “Inoltre, la raccolta temporale e l'elaborazione dei dati permette di capire come prevenire le varie patologie o come intervenire su di esse in modo mirato, risparmiando materie prime e tempo, diminuendo così gli scarti e migliorando la qualità del prodotto e la sostenibilità ambientale”.

Nonostante gli enormi vantaggi che comporta, l'Agricoltura 4.0 non è diffusa in maniera capillare sul territorio nazionale a causa di costi iniziali elevati, spesso gravosi per le imprese. Eppure non mancano progetti interessanti di start-up innovative del settore, che fanno ben sperare i ricercatori. “Una start-up particolarmente indicativa delle potenzialità di questo settore è costituita dalla piattaforma umbra Agriculus, che fornisce un cloud a supporto di agricoltori e altri operatori del settore. Si tratta di una piattaforma a pagamento della quale esiste anche una versione gratuita che permette ai meno esperti di entrare in contatto con la tecnologia e di abbracciare il paradigma Agricoltura 4.0” continua l'esperta. “Le principali attività che possono essere eseguite grazie a essa riguardano la mappatura dei campi, la consultazione di immagini satellitari, la registrazione delle attività svolte nella filiera. È inoltre possibile ottenere informazioni su modelli previsionali, sul supporto alle decisioni e, più in generale, sulla gestione agronomica dell'azienda agricola”.

Naturalmente i grandi passi avanti che la tecnologia ci ha consentito di fare nel settore dell'agricoltura riguardano anche le vendite ed è evidente che la tecnologia informatica, e in particolare l'e-commerce, hanno assunto un peso sempre maggiore, subendo una forte crescita dovuta in larga parte al recente lockdown. “Durante il workshop 'Vendita diretta e filiera corta' tenutosi nel 2016 nell'ambito delle attività della Rete rurale nazionale 2014-2020, l'Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare (Ismea) ha effettuato un questionario che ha evidenziato come su un campione di 90 imprese intervistate, il 52% fosse in possesso di un sito internet. Di queste il 51% ha dichiarato di usare il sito per vendere buona parte della propria produzione”, precisa Falavigna.

Oggi, la tendenza a un maggior utilizzo dell'e-commerce da parte delle famiglie ha portato un numero sempre maggiore di imprese del settore agricolo a effettuare la vendita online. I dati forniti da Ismea mostrano come la domanda si sia modificata a causa del lockdown dovuto alla pandemia e pertanto quello che per le imprese si configurava come un graduale adattamento ai nuovi canali di vendita è divenuto un'esigenza per poter permanere sul mercato. “Se inizialmente i consumatori hanno risposto effettuando scorte alimentari presso la Gdo (Grande distribuzione organizzata), in seguito hanno iniziato ad acquistare nelle piccole botteghe, meno caotiche e considerate più sicure”, aggiunge la ricercatrice. “In questo contesto dinamico, l'e-commerce si è tradotto nella 'spesa online' che, secondo i dati Ismea, ha registrato un incremento in poche settimane (riferite al periodo del lockdown) che ha raggiunto il +160% su base annua. La crisi che abbiamo vissuto ha dunque incentivato molte imprese del settore agricolo ad abbracciare nuove tecnologie per la vendita, stimolate da una crescente domanda. Anche in un settore in cui le tempistiche sono determinanti, data la deperibilità dei prodotti, è evidente come l'adattamento tecnologico, non solo dal lato dei processi produttiv, ma anche dal lato dei canali distributivi, sia necessario per far fronte a una domanda in continuo cambiamento, che ha modificato le sue abitudini nell'acquisto”.

L'idea è dunque quella di porre i vantaggi della tecnologia a beneficio di tutti e di fare in modo che competenze informatiche e tecniche si compenetrino e, sfruttando i punti di forza dell'una e dell'altra, riescano a superare le debolezze del settore. La scienza consente l'ottimizzazione di processi che necessitano dell'esperienza dell'uomo, ma anche delle competenze tecniche fornite dalla scienza. “È fondamentale che entrambe le parti siano consapevoli della necessità dell'interazione tra le discipline. Seneca sosteneva che gran parte del progresso sta nella volontà di progredire e, in particolare, nell'impegnarsi a incentivare l'interazione tra tecnologie e agricoltura. Pertanto, si rende necessario accettare, da un lato, che le innovazioni tecnologiche edinformatiche possano essere integrate in numerosi processi generando vantaggi per tutti, dall'altro, che ci sia la curiosità di esplorare nuovi campi e nuove applicazioni con l'obiettivo di apportare miglioramenti concreti nella vita delle persone”, conclude l'esperta.

Manuela Discenza

Fonte: Greta Falavigna, Istituto di ricerca sulla crescita economica sostenibile , email greta.falavigna@ircres.cnr.it -