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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 16 - 9 set 2020
ISSN 2037-4801

Focus - La ripresa della scuola  

Tecnologia

Insegnamento, tra presenza e remoto

La didattica a distanza (Dad), la nuova modalità introdotta dalla scuola italiana nel periodo marzo-giugno 2020 per far fronte all'emergenza sanitaria da Covid-19, ha garantito continuità di insegnamento ai docenti e di apprendimento agli studenti, proponendosi come una modalità dinamica e innovativa da affiancare alla didattica tradizionale. Gli insegnanti hanno dovuto familiarizzare con nuove competenze e strumenti digitali, misurandone gli impatti e integrandoli con le lezioni in aula. La digitalizzazione ha avuto ricadute inevitabili sull'identità dell'insegnante, che ha perso i suoi tradizionali ancoraggi, a partire dall'iconica “ora di lezione”, non più riproducibile nelle consuete modalità. La trasformazione della professione durante lo stato d'emergenza è sembrato il preludio di un cambiamento: il passaggio permanente a una modalità blended (mista) e l'ibridazione umano-digitale dell'insegnamento.

“La chiusura delle scuole ha aperto una finestra di opportunità inattesa per rilanciare e consolidare linee di cambiamento in parte già delineate e che si stavano realizzando in modo differenziato, talora sotto traccia, nei diversi Paesi”, sostiene Paolo Landri dell'Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpss) del Cnr. “In questo senso, l'eccezione viene trasformata nella necessità di allineamento a un trend comune. Tuttavia, se si guarda al funzionamento dei sistemi educativi, è possibile mostrare empiricamente che il cambiamento non è né automatico né univoco. Già prima della pandemia l'Italia figurava tra i più riluttanti a modificare la configurazione dell'insegnamento-apprendimento in senso digitale, malgrado i notevoli investimenti in tal senso”.

Le analisi sviluppate nel periodo della Dad mostrano che l'ibridazione umano-digitale nell'insegnamento presenta tre identità professionali: quella degli stiliti, degli allineati e degli attivisti dal basso. “Secondo gli stiliti il digitale è destinato a snaturare la forma scolastica, che è presenza fisica e relazioni tra corpi”, spiega il ricercatore. “I docenti allineati vedono nella didattica a distanza, una finestra di opportunità per passare alla scuola digitale e metterla al passo con i tempi della generazione dei nativi digitali. In modo più pragmatico, gli attivisti dal basso provano a sperimentare soluzioni ad hoc, mettendosi in gioco professionalmente, e a passare alle nuove configurazioni blended della scuola con un atteggiamento interessato a sviluppare circuiti virtuosi tra tecnologie e pedagogia”.

Il passaggio a rappresentazioni blended della scuola non avviene senza frizioni: può essere rifiutata, accettata o assorbita criticamente. “Le ricerche sul tema documentano uno scarso utilizzo del digitale, malgrado le aspettative positive degli insegnanti riguardo le nuove tecnologie”, aggiunge Landri. “Il questionario insegnanti Invalsi 2014-2017 rivela un aumento delle dotazioni infrastrutturali, ma un loro scarso uso. A fronte di una presenza di computer, videoproiettori e internet già in misura estesa in tutte le scuole italiane nel 2014, gli utilizzatori sono stati solo il 20% nel 2014 e il 53% nel 2017, con una non completa diffusione del digitale nei diversi settori e livelli scolastici”.

Lo stato d'eccezione può creare situazioni favorevoli al digitale, ma non è una condizione sufficiente. Le modalità tradizionali possono sopravvivere attraverso le lezioni in streaming, senza mettere in gioco insegnamento e apprendimento, l'obbligo di garantire la didattica a tutti i costi può produrre nel lungo periodo una crisi di rigetto verso il remote learning. “Siamo giunti probabilmente al crepuscolo dell'ora di lezione. Con la riapertura della scuola, fra incertezza e confusione, vedremo come sarà assorbito lo shock della pandemia: se cioè assisteremo all'ennesima riproduzione della scuola disciplinare che guarda in modo dualistico al digitale e alla presenza fisica, se ne sta delineando una asimmetricamente digitale o se, invece, vi sarà una scuola pubblica rinnovata ed equilibrata. Sarà una partita di grande peso politico, che si svolgerà sul piano internazionale e nazionale e in cui saranno in gioco i futuri possibili della scuola e le configurazioni emergenti della professione dell'insegnante”, conclude il ricercatore del Cnr-Irpps.

Marina Landolfi

Fonte: Paolo Landri, Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali, Penta di Fisciano, tel. 089/891850, email paolo.landri@irpps.cnr.it