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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 15 - 29 lug 2020
ISSN 2037-4801

Focus - L'estate con il Covid-19  

Salute

Non abbassare la guardia!

Esaurita la fase più intensa dell'epidemia da Sars-CoV-2, in queste settimane il fronte della lotta al Coronavirus è rappresentato dai focolai che interessano a macchia di leopardo il territorio italiano. Alcuni più importanti, come quello in Emilia-Romagna di fine giugno, che ha portato all'identificazione di oltre 100 casi positivi e causato una decina di ricoveri, o quello presso l'Irccs San Raffalele Pisana, nel Lazio, con 120 casi e 5 decessi. Altri più limitati, come quelli registrati nelle scorse settimane in Sicilia, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna.
Alcuni di questi focolai sono partiti da casi di “importazione”, ovvero da persone affette dal Coronavirus, di nazionalità sia italiana sia extracomunitaria, che hanno fatto ritorno o ingresso nel nostro Paese e, spesso senza rispetto delle regole di sicurezza, hanno diffuso localmente il contagio. Un ulteriore aspetto non irrilevante è rappresentato dal riaccendersi dei flussi migratori, con gli sbarchi di profughi disperati in fuga da guerre e carestie, alcuni dei quali purtroppo sono risultati anche positivi all'infezione. Le condizioni di fragilità sociale dei Paesi di provenienza e le modalità criminali usate dai trafficanti con cui queste persone arrivano, ovviamente, impediscono ogni forma di controllo all'origine. Rimane quindi a carico di chi li accoglie il problema di identificare potenziali portatori del virus.
Tuttavia sarebbe limitativo pensare che siano solo gli immigrati a causare il pericolo di nuovi casi da importazione. È bene infatti ricordare che in Europa siamo ancora nel pieno della pandemia da Sars-CoV-2: complessivamente si contano ancora migliaia di nuovi casi giornalieri. L'incidenza di casi/abitanti nelle ultime settimane in Francia e Gran Bretagna è stata il triplo di quella italiana e in Spagna ben sette volte più alta. L'epidemia è poi in fase di crescita esponenziale negli Usa e nell'America Latina. In un mondo fortemente globalizzato e senza la reale possibilità di isolare una nazione dai contatti con gli altri Paesi, per ovvie ragioni economiche e sociali, il rischio di importazione di nuovi casi è quindi altrettanto globale.
Se da un lato la gestione dei profughi che sbarcano sulle nostre coste richiede un'attenzione ancora maggiore del solito, per essere in condizioni di intercettare e isolare eventuali persone infette, un rischio significativo è pertanto rappresentato anche da chi arriva dall'estero per lavoro o turismo. Queste persone, al contrario dei disperati che sbarcano dai gommoni, sono inseriti in un contesto di relazioni lavorative e sociali che le mettono in grado di avviare facilmente catene di trasmissione, come si è visto nel caso dell'imprenditore vicentino rientrato dalla Serbia o del cittadino kosovaro nel Trentino. In questi casi ancor più è fondamentale la responsabilità personale: sottrarsi alle norme di sicurezza, non rispettare le misure di cautela, è un comportamento insensato che mette a rischio la salute di tutti.
Al momento l'Italia vive una fase dell'epidemia relativamente meno preoccupante di altri Paesi a noi vicini, ma il virus continua a circolare: sia endemicamente che per importazione. Questo deve farci ricordare che non è possibile abbandonare nessuna forma di precauzione, pena il rischio di accendere ulteriori focolai e far ripartire l'epidemia. Usare le mascherine nei luoghi chiusi o affollati, anche dove non è più obbligatorio, così come osservare le norme di igiene e di distanziamento sociale è ancora una necessità che va ben oltre i limiti di legge ma investe il nostro spirito civico e il nostro buon senso.

Giovanni Maga

Fonte: Giovanni Maga, Istituto di genetica molecolare, Pavia , email maga@igm.cnr.it -