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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 12 - 13 lug 2011
ISSN 2037-4801

Focus - Il meglio di...  

Salute

Le regole d'oro per salvarsi dai fulmini

La bella stagione è il momento migliore per recuperare un po' di spazio per sé e riavvicinarsi alla natura, magari organizzando escursioni in montagna. Tuttavia, come al mare, ci sono regole da seguire prima di lanciarsi verso l'avventura, specie se si è colti da un improvviso e violento acquazzone.

"Le piogge che spesso colpiscono le nostre montagne in estate", spiega Giampiero Maracchi dell'Istituto di biometereologia (Ibimet) del Cnr, "sono determinate dalle frequenti zone di conversione forzata tipiche dei rilievi e dovute alla topografia, con innalzamenti bruschi di aria umida che determina la formazione di nubi e, quindi, di temporali".

Questi ultimi possono rivelarsi insidiosi soprattutto a causa dei fulmini. "Il fulmine", precisa Maracchi, "è determinato dalla scarica elettrica tra la superficie inferiore di una nube e il suolo, che sono caratterizzati da segni opposti, negativo e positivo, per cui si crea un arco elettrico di grande intensità, per un brevissimo tempo".

Cosa è bene fare per difendersi da queste scariche? "Bisogna evitare la sosta nei pressi di oggetti a punta, quali antenne e strutture metalliche, e di indossare oggetti metallici appuntiti. È sconsigliato anche fermarsi sotto gli alberi: il luogo più sicuro per ripararsi è l'autovettura perché è isolata dal terreno per mezzo delle gomme. Se non si è nei pressi della macchina, va cercato un riparo naturale, ad esempio una roccia".

Poco sicura è anche la vicinanza dell'acqua che è "un ottimo conduttore elettrico", continua il ricercatore, "mai, dunque, immergersi o metter i piedi in laghi o torrenti quando piove".

I corsi d'acqua possono rivelarsi pericolosi anche in assenza di fulmini. "Se il temporale è violento", conclude Maracchi, "questi possono esondare, causando gravi problemi. Inoltre, bisogna considerare eventuali smottamenti e frane. Quindi, se si campeggia, è consigliabile piantare la tenda in prossimità di una zona sopraelevata rispetto a un fiume, per evitare di essere coinvolti in caso di uscita dagli argini".

Emanuele Grimaldi

Fonte: Giampiero Maracchi, Istituto di biometeorologia, Firenze, tel. 055/3033711 , email g.maracchi@ibimet.cnr.it -