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CNR: Alamanacco della Scienza

N. 15 - 29 lug 2020
ISSN 2037-4801

Focus - L'estate con il Covid-19  

Ambiente

Fare il bagno ai tempi della pandemia

Con i suoi oltre 7.000 chilometri di costa e i suoi paesaggi marini, l'Italia è uno dei paradisi balneari più amati al mondo. Purtroppo questa estate la pandemia ha ridotto drasticamente il numero di turisti stranieri, ma gli italiani non stanno rinunciando al piacere di un bagno al mare o in piscina. I regolamenti disposti da Governo e Regioni per l'accesso e l'utilizzo di spiagge e piscine sono rigorosi, il dubbio che in acqua il contagio sia possibile si insinua però ugualmente. “Un'esperienza così traumatica come la pandemia richiede momenti di tranquillità e benessere, quali quelli che il nostro corpo gode immerso nell'acqua: benefici per l'apparato respiratorio e cardiovascolare, miglioramento delle abilità motorie, del rilassamento e del sonno”, spiega Vito Felice Uricchio dell'Istituto di ricerca sulle acque (Irsa) del Cnr.

Per studiare i possibili rischi legati agli impianti idrici è stato istituito un tavolo di lavoro che ha coinvolto i ricercatori del Cnr-Irsa di Brugherio e di Roma, dell'Istituto superiore di sanità e dell'Ospedale Sacco di Milano. “Dagli studi condotti emergono risultati rassicuranti, che mostrano come il virus venga annientato dagli impianti di depurazione: le acque a valle ne risultano prive. Inoltre, la vitalità del virus risulta del tutto trascurabile già all'ingresso nei depuratori”, continua il ricercatore. “L'incapacità del materiale genico (Rna) del Sars-CoV-2 di riprodursi autonomamente offre inoltre qualche garanzia sulla ridotta efficienza dell'acqua quale possibile vettore di infezione. Pertanto, in riferimento alla balneabilità del mare e dei laghi, il rischio correlato alla potenziale contaminazione da acque reflue o escreti infetti diffusi da imbarcazioni ha scarsa rilevanza, sebbene per maggiore garanzia sia sempre consigliabile bagnarsi lontani da foci di fiumi e torrenti, scarichi e piccoli canali, che in genere sono i veicoli principali di contaminazione batterica e virale, a causa dell'insufficiente depurazione o di scarichi illegali”.

Anche nelle piscine, le raccomandazioni, rigorose, sono le solite. “La probabilità di contrarre infezioni e malattie in piscina è in genere dovuta a rilasci di feci, liquidi biologici (urina, saliva, muco, sebo, sudore), capelli, cellule epiteliali e annessi cutanei da parte dei bagnanti, che rendono plausibile la presenza di organismi patogeni”, conclude Uricchio. “Tutte le piscine, anche di piccole dimensioni, gonfiabili e fuori terra devono essere opportunamente sanificate e disinfettate per evitare la proliferazione batterica e virale, specie nelle giornate più calde. È utile assicurare il ricircolo di acqua con un filtro per 12-18 ore al giorno, una disinfezione anche a base di cloro o di ozono, piccole dosi di alghicidi e chiarificatori, massima attenzione alla pulizia della vasca e delle zone circostanti: la stagnazione dell'acqua può essere infatti dannosa per i fruitori ma anche per i materiali degli impianti. Il corretto funzionamento e un'adeguata disinfezione assicurano la totale inattivazione dei patogeni in generale, Coronavirus incluso. È raccomandato comunque evitare contatti ravvicinati, assembramenti, mantenendo la distanza di almeno un metro, e non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani”.

Edward Bartolucci

Fonte: Vito Felice Uricchio, Istituto di ricerca sulle acque , email vito.uricchio@ba.irsa.cnr.it -