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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 13 - 1 lug 2020
ISSN 2037-4801

Focus - Il nuovo lavoro  

Cultura

Tra palco e realtà virtuale

Non solo attori, musicisti, cantanti, ma anche maestranze, staff per sicurezza, catering, trasporti: si attesta a circa 400.000 il numero di lavoratori dei soli settori musica e teatro che sono senza lavoro dall' inizio del lockdown. Il settore della cultura e dello spettacolo è indubbiamente uno dei più colpiti dalla crisi provocata dal Coronavirus. Vanno poi considerati gli effetti immateriali sulla qualità della vita degli abituali fruitori, sulla socialità, sulla circolazione delle idee e della cultura. Politici, imprenditori, opinionisti stanno osservando la ripresa dell'attività artistica e valutando come cambierà la modalità di fruizione degli spettacoli nei prossimi mesi.

“La risposta forse la possiamo trovare in una delle scene cult del film premio Oscar 'La Grande Bellezza', quando nel parco dell'Acquedotto Claudio l'attrice Anita Kravos si lancia contro un muro, durante una performance teatrale”, commenta Antonio Cerasa, neuroscienziato dell'Istituto per la ricerca e l'innovazione biomedica (Irib) del Cnr. “Lo sparuto pubblico adagiato sul prato non è raggruppato, le persone sono distanziate l'una dall'altra, pronte a godersi lo spettacolo individualmente, separatamente. E anche gli applausi, alla fine della performance, sono divisi e con ritmi e modalità diverse a seconda dell'emotività che l'artista è riuscita a trasmettere a ognuno dei presenti. Ecco, forse il distanziamento sociale ci porterà a vivere la bellezza artistica in maniera individuale, non più come gruppo. Mentre nell'era pre-Covid l'attrazione per gli spettacoli era insita nel concetto di condivisione, con cui ogni singolo poteva diventare un tutt'uno, con il pubblico, ora (forse) non ci sarà più il concetto di pubblico ma di persone”.

Il rapporto e le dinamiche tra lo spazio e il tempo è alla base del linguaggio espressivo di tutte le arti performative e le norme di distanziamento potrebbero intaccare il significato stesso delle opere rappresentate. Inoltre, per il pubblico di uno spettacolo ci sono consuetudini ancestrali, che hanno radici psicosociali molto profonde. “Andare a teatro è sempre stato, fin dai tempi degli antichi greci, un rituale sociale che serviva per esorcizzare le paure di individui soli al mondo che, stando vicini l'uno all'altro, si sintonizzavano su uno stesso pensiero espresso dall'artista”, conclude il neuroscienziato. “Questo avviene grazie al fenomeno del rispecchiamento emotivo, conosciuto come fenomeno di 'embodiment of emotion', con cui il pubblico sente sulla propria pelle le emozioni espresse dall'artista, grazie proprio a un semplice meccanismo di imitazione visiva. Questo fenomeno viene amplificato se più persone contemporaneamente provano la stessa emozione, che viene liberata poi dall'applauso. L'applauso dell'intero pubblico nello stesso momento costituisce l'emblema del rapporto speciale che l'artista stabilisce con un insieme di persone. La caratteristica che più salterà agli occhi non sarà il distanziamento sociale, ma la de-sincronizzazione degli applausi: la divisione del pubblico in tanti piccoli gruppi farà perdere il piacere di sentire quell'unico e roboante suono in cui all'unisono centinaia di persone riescono a esprimere il proprio piacere in sincronia con le emotività dell'artista”.

Edward Bartolucci

Fonte: Antonio Cerasa, Istituto per la ricerca e l'innovazione biomedica , email antonio.cerasa@cnr.it -