Ultima edizione | Archivio giornali | Archivio tematico | Archivio video

CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 13 - 1 lug 2020
ISSN 2037-4801

Focus - Il nuovo lavoro  

Agroalimentare

Agricoltura, tra virus e siccità

L'attuale emergenza sanitaria da Covid-19 ha interessato in modo specifico il settore agricolo e della pesca del nostro Paese. Attività di coltivazioni agricole, prodotti animali, utilizzo di aree forestali, pesca e acquacoltura sono state inserite tra le attività produttive ritenute necessarie, non soggette ai divieti dei provvedimenti governativi.. “L'attuale pandemia ha cambiato il nostro modo di vivere, lavorare e pensare i rapporti. Ha fatto conoscere la paura per qualcosa che non si conosce e non si sa come contrastare”, afferma Marina Baldi dell'Istituto per la bioeconomia (Ibe) del Cnr. “Il Coronavirus non solo ci ha colto impreparati, ma ci ha scagliati repentinamente nel bel mezzo dell'emergenza. È una crisi diversa da quella climatica, tanto dibattuta e poco percepita, ma che ancora non abbiamo affrontato seriamente”.

Negli ultimi mesi il settore agroalimentare ha registrato varie irregolarità, come la contrazione dei consumi di prodotti alimentari a causa della chiusura degli esercizi di ristorazione, la mancanza di una manodopera non specializzata ma a buon mercato, la necessità di lavorare in sicurezza nei campi, con poco personale qualificato. A ciò vanno aggiunti gli effetti severi dovuti all'eccezionalità dell'inverno e della primavera e a una estate che stenta a decollare. “L'inverno appena trascorso è stato poco piovoso e caldo, con anomalie di temperatura positive da dicembre a febbraio. Accanto alle temperature insolitamente alte, le precipitazioni in Italia sono state pesantemente sotto media,  -68% a gennaio e -80% a febbraio, e la siccità ha iniziato a pesare in modo grave già da febbraio”, continua la ricercatrice. “Ha fatto seguito un'anomala primavera. Escludendo l'ultima decade di marzo, in cui aria molto fredda di estrazione artico-continentale ha portato gelate e neve sui rilievi appenninici centro-meridionali compromettendo la produzione in alcune aree, come per le nocciole nella Tuscia, il mese di aprile ci ha regalato lunghe giornate soleggiate e temperature gradevoli, ma anche poche precipitazioni (-31%). Se al Nord in aprile i grandi laghi e alcuni fiumi sono stati in lieve ripresa grazie allo scioglimento delle (poche) nevi invernali, il Po, limpido per la chiusura delle attività produttive a causa pandemia che ha ridotto l'inquinamento, ha registrato un basso livello idrometrico nel primo tratto del suo corso, proprio per la mancanza di precipitazioni. Al Sud la situazione idrica in Calabria e Sicilia è rimasta deficitaria, in ripresa invece in Puglia, Basilicata e Sardegna. Carenti le risorse idriche in Veneto e in Emilia Romagna, dove le colture, per le elevate temperature, hanno anticipato il ciclo vegetativo”.

La grave aridità dei suoli dei mesi di marzo, aprile e maggio, la mancanza di precipitazioni rischiano di compromettere i raccolti delle colture irrigue come frumento, mais, riso, ma anche di quelle orticole e degli alberi da frutto. La fine della primavera e, a giugno, l'inizio dell'estate meteorologica hanno invece mostrato caratteristiche ben diverse, con temperature spesso sotto le medie stagionali. “Precipitazioni brevi ma intense e grandinate sono state le caratteristiche di questo inizio di estate 2020, ma è ancora presto per capire se queste saranno in grado di supplire al deficit idrico e di portare sollievo all'agricoltura”, precisa Baldi. “Di certo le grandinate sono uno dei fenomeni più difficili da prevedere, ma anche più deleteri per il settore agricolo. L'anticiclone delle Azzorre rimane 'ritirato' sull'oceano Atlantico, permette l'ingresso nel nostro Mediterraneo di brevi impulsi perturbati forieri di maltempo e rallenta l'inizio dell'estate”.

Conseguenza del confinamento sociale legato alla pandemia è stato in molti casi la perdita del lavoro, lo smart working e la ricerca di soluzioni alternative. “In molti oggi riflettono, ad esempio, sulla (in)sostenibilità della gestione del lavoro temporaneo in agricoltura con manodopera generica, nonostante l'Europa preveda la possibilità per i lavoratori stagionali agricoli di passare facilmente le frontiere e lavorare in un altro Paese”, afferma la ricercatrice dell'Ibe-Cnr.“Si dibatte anche sulla necessità di impiegare sempre più personale preparato, con competenze tecniche e agronomiche, per affrontare la crisi sanitaria, ma anche gli effetti di un clima che cambia sempre più velocemente”.

Questa pandemia potrebbe far sviluppare però anche nuovi strumenti e tecnologie frutto della ricerca scientifica e utili anche per il settore agricolo“Oggi la risposta all'emergenza climatica è l'approccio Climate Smart Agriculture (Csa), promosso dalla Fao per creare condizioni tecniche, politiche e investimenti favorevoli a uno sviluppo agricolo sostenibile, capace di fronteggiare i cambiamenti climatici e garantire la sicurezza alimentare a sostegno dei piccoli produttori”, conclude Baldi. “I servizi climatici come l'osservatorio siccità e le previsioni stagionali sono alcuni degli strumenti a cui lavorano i ricercatori Cnr (reperibili anche sulla piattaforma Outreach dell'Ente). Questa emergenza è l'occasione per stimolare l'idea di un'agricoltura rivolta al futuro e sostenibile, in cui la ricerca scientifica multidisciplinare, in sinergia con i produttori agricoli, porti a un nuovo modo di lavorare nei campi. È necessaria, quindi, una formazione adeguata e in autunno se ne potrà discutere nella scuola internazionale 'Agricultural meteorology for a climate smart agriculture', organizzata dal Cnr-Ibe assieme a Fao e all'Associazione italiana di agrometeorologia”.

Marina Landolfi

Fonte: Marina Baldi, Istituto per la bioeconomia (Ibe) del Cnr , email marina.baldi@ibe.cnr.it -