Ultima edizione | Archivio giornali | Archivio tematico | Archivio video

CNR: Alamanacco della Scienza

Archivio

N. 12 - 17 giu 2020
ISSN 2037-4801

Focus Fellini e Sordi  

Salute

“La strada”: tutte le vite hanno uno scopo

Il cinema italiano nel 1954 si arricchisce di un altro capolavoro di Federico Fellini, “La strada”: la storia di un'anima pura e gentile, Gelsomina, interpretata da Giulietta Masina, che il destino unisce a Zampanò (Anthony Quinn), un uomo rozzo, burbero e violento. Con profonda intensità, il film rende proprio la strada la protagonista dell'opera, il punto d'incontro e scontro dei grotteschi e bizzarri personaggi principali, come il Matto. I tre personaggi si confrontano e fra loro spicca la personalità di Gelsomina, motore dell'intera narrazione, figura innocente e candida, ragazza fragile che, come dice la madre riferendosi alla sua lieve disabilità mentale, “non è come le altre”. Una bambina dolcissima nel corpo di una donna, un'anima che non manca di allegria, spensieratezza, paure, lacrime e sogni nel cassetto. Zampanò, prima vera figura maschile della sua vita, essendo orfana di padre, la introduce nel mondo del vagabondaggio, delle contrade e campagne assolate, del circo, dei suoi numeri e delle risate a crepapelle dei bambini. Gelsomina e Zampanò: due creature diverse ma destinate a percorrere, appunto, la stessa strada.

“La relazione interpersonale tra un adulto normodotato e una persona con difficoltà cognitive può sembrare difficile e sbilanciata”, spiega Rosa Anna Vacca dell'Istituto di biomembrane, bioenergetica e biotecnologie molecolari (Ibiom) del Consiglio nazionale delle ricerche. “Ed effettivamente nel primo approccio predomina il disagio, associato a un senso di protezione. Siamo sopraffatti dal nostro immaginario e dai luoghi comuni e avvertiamo tutta la nostra inadeguatezza nel misurarci con la disabilità, il timore di non poterci relazionare con essa. Se però si riesce ad andare oltre l'apparenza, ci si accorge che si apre una relazione interpersonale con la persona disabile niente affatto sbilanciata, ma paritaria, speculare e fondata sulla libertà di azione, di pensiero, soprattutto sui sentimenti: amare e dare in primis. Amare senza aspettative, senza ritorni, al di là delle parole e delle logiche mentali, una sorta di gara nel dare fiducia, sorrisi, abbracci, cura reciproca. Il care giver scopre spesso che dalla relazione riceve in realtà un dono, assieme alle fatiche e difficoltà di ogni giorno”.

Gelsomina, nella sua fragilità, dimostra una forte empatia e sensibilità con i bambini, ma anche con gli animali, con la campagna e, soprattutto, con la musica. “La musica riesce a esprimere in modo diretto e immediato i sentimenti e svolge funzioni importanti per persone con disabilità, deficit o disturbo mentale: stimola le emozioni, evoca ricordi, ha un effetto educativo”, continua la ricercatrice del Cnr-Ibiom. “Inoltre, aiuta molto lo sviluppo cerebrale, favorisce lo scambio di informazioni tra i due emisferi. Ogni brano consiste infatti di melodia e ritmo, la prima viene analizzata nell'emisfero destro, il ritmo si elabora nell'emisfero sinistro. Per questo la musica, utilizzata in maniera adeguata, può divenire un'efficace terapia nei primi anni di vita di un bambino con difficoltà intellettive o dell'apprendimento, favorendo i processi di comunicazione, apprendimento e motricità.  Al centro della terapia sono la relazione ludica e il simbolismo dell'espressione musicale: è quindi importante che alla base di qualsiasi musicoterapia ci sia l'improvvisazione, che permette la libera espressione di sentimenti ed emozioni”.

Sentimenti ed emozioni sono di fondamentale importanza nel mondo fantastico espresso nel film dal circo e dai numeri di Zampanò, da cui Gelsomina è affascinata. “In molte condizioni associate a disabilità intellettiva, in particolar modo in alcune forme di autismo, il bambino sembra vivere in un mondo fantastico, fuori dalla realtà comune, in cui regna lo stupore associato all'intrattenimento”, conclude Rosa Anna Vacca. “Un mondo-rifugio in cui l'espressione e la sensibilità artistica hanno un ruolo fondamentale. Attraverso l'arte nelle sue varie forme - musica, disegno, fotografia, teatro, danza…- anche l'adulto normodotato può entrare nel mondo fantastico creato dal bambino disabile, stabilire una relazione con lui e comprendere come ogni cosa di quella vita abbia un significato e uno scopo”.

Naomi Di Roberto

Fonte: Rosa Anna Vacca, Istituto di biomembrane, bioenergetica e biotecnologie molecolari , email r.vacca@ibiom.cnr.it -