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CNR: Alamanacco della Scienza

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N. 11 - 3 giu 2020
ISSN 2037-4801

Focus - Wellness e fitness  

Salute

Centri sportivi: istruzioni per una riapertura sicura

La riapertura di palestre e centri sportivi rappresenta un passo in più verso il graduale ritorno alla normalità dopo il blocco completo delle attività causato dall'emergenza sanitaria connessa la pandemia di Covid-19. Senza dubbio però l'attività fisica sportiva implica, per sua natura, uno sforzo maggiore di quello cui siamo normalmente abituati nel resto della giornata e quindi, di conseguenza, un'accelerazione degli atti respiratori. Ciò significa una maggior probabilità che un individuo potenzialmente infetto emetta, con il respiro o con brevi colpi di tosse, le goccioline (droplets) di fluido orale finemente suddiviso, in cui è possibile trovare il Coronavirus. Questo fine particolato liquido può permanere in sospensione nell'aria per alcuni minuti, soprattutto in ambienti confinati, per poi ricadere sulle superfici più vicine che circondano l'atleta. D'altra parte, nel corso di un allenamento o di uno sforzo fisico, l'impiego di filtri facciali o di mascherine “di comunità” come quelle di tipo chirurgico o di stoffa che vengono ampiamente utilizzate in questo periodo, pensate per ridurre il rischio di diffusione di agente patogeno nell'aria, risulterebbe praticamente impossibile e renderebbe tutt'altro che piacevole l'attività fisica al fruitore della palestra.

Per queste ragioni, dovrà essere massima l'attenzione, non solo dei gestori degli impianti, ma anche degli stessi sportivi, affinché venga mantenuta una distanza interpersonale la più rigorosa possibile e anche affinché siano evitate le situazione di affollamento e di uso promiscuo dei locali e, soprattutto, venga garantito un efficiente ricambio dell'aria negli ambienti chiusi.

In particolare, qualora la palestra disponga di un impianto di raffrescamento dell'aria, si dovrà escludere ogni forma di ricircolo interno, prelevando invece sempre aria nuova da fuori ed espellendo così costantemente l'aria “esausta” e potenzialmente contaminata verso l'esterno dell'edificio. È stato inoltre visto che impianti di ventilazione troppo energici possono favorire il rimescolamento delle goccioline in sospensione per farle poi depositare a una distanza molto maggiore di quanto ci si aspetterebbe in condizioni di atmosfera statica. A questo scopo, se possibile, visto che la stagione estiva si sta avvicinando, sono senz'altro da preferire le attività motorie condotte all'aperto, anche in presenza degli stessi istruttori e allenatori dei centri sportivi preferiti, in luoghi dove la naturale movimentazione delle masse d'aria e la disponibilità, in genere, di spazi più ampi possono giocare a favore di una riduzione del rischio di contaminazione tra una persona e l'altra.

Dal punto di vista delle superfici, fortunatamente, vi sono alcune notizie a nostro favore: casi accertati di trasmissione del Coronavirus per semplice contatto non sono stati mai registrati; inoltre, a tutt'oggi, non vi sono evidenze di trasmissione di Sars-CoV-2 tramite il sudore. L'unico rischio in questo caso sarebbe, in teoria, rappresentato da una trasmissione secondaria veicolata tramite le mani o l'uso disattento di oggetti in comune (asciugamani, occhiali, ecc.), che dalle superfici contaminate, a causa della deposizione delle goccioline esalate, porterebbe alle mucose degli occhi o della bocca; ma una concatenazione di eventi in questo modo sarebbe davvero poco probabile. Va poi anche detto che i gestori di palestre e impianti sportivi abitualmente mettono in pratica, da tempi ben anteriori a questa pandemia, protocolli di pulizia e igienizzazione attenta e periodica di locali, attrezzature e impianti, proprio per prevenire la diffusione di un ampio ventaglio di malattie trasmesse per contatto da virus, batteri o funghi. L'intensificazione di questa serie di controlli e di azioni preventive può dunque mettere l'utente sufficientemente al riparo da questo tipo di rischi.

Deve dunque restare alta l'attenzione sulla via di contagio che presenta il maggior rischio: il contatto diretto ravvicinato tra persona e persona. Resta perciò solo a noi rispettare nel modo più coscienzioso e accurato possibile le norme di distanziamento interpersonale e mettere in pratica la sempre valida regola di un frequente e meticoloso lavaggio delle mani con acqua e sapone o con una soluzione in gel a base alcolica.

Vedi anche: http://cnrwebtv.services.iit.cnr.it/video/20200420_sanificare_superfici.mp4

Matteo Guidotti

Fonte: Matteo Guidotti, Istituto di scienze e tecnologie chimiche "Giulio Natta" (Scitec), tel. 02/50314428 , email matteo.guidotti@scitec.cnr.it -